Oggi | 24 marzo 2020 18:44

«Le aziende chiuse costano 800 milioni a settimana»

In Toscana 430mila lavoratori dipendenti ed altri 220mila lavoratori autonomi, circa il 41% del totale dell'occupazione regionale, sono toccati dalle disposizioni del Dpcm del 22 marzo sulla chiusura delle attività produttive non essenziali. E' la stima calcolata dall'Irpet, secondo cui le imprese costrette alla chiusura producono un valore aggiunto di oltre 800 milioni la settimana, circa il 7 per mille del Pil toscano.

I settori più penalizzati, oltre a quelli dell'alloggio e ristorazione e degli altri servizi, sono l'estrattivo, il manifatturiero e le costruzioni. Se i lavoratori delle imprese costrette alla chiusura fossero tutti messi in Cassa integrazione, sostiene l'Irpet, il costo settimanale sarebbe di circa 140 milioni di euro.

«Non vedo altra strada che quella di iniettare risorse aggiuntive per garantire la cassa integrazione guadagni ai lavoratori, indispensabile quanto la sicurezza sui luoghi di lavoro, la sicurezza sanitaria e igienica anzitutto», ha commentato Enrico Rossi (nella foto), presidente della Regione Toscana, il quale chiede al contempo politiche industriali capaci di assicurare al paese prodotti e beni di base essenziali, dunque «ridurre la lunghezza delle filiere e tornare a localizzare imprese e know how che il dumping e la globalizzazione hanno spostato altrove. Penso all'industria sanitaria, ma anche all'energia, all'acciaio, alla chimica, all'informatica».

A Firenze, dove le aziende aperte saranno il 34,7% del totale di quelle iscritte al registro delle imprese, la Camera di commercio ha attivato un tavolo con Prefettura e Città metropolitana per definire la situazione delle imprese che presenteranno richiesta di deroga alla Prefettura per proseguire l'attività, e anche le altre Camere di commercio regionali hanno istituito o stanno istituendo a questo scopo tavoli istituzionali, o hanno comunque attivato contatti con le Prefetture.

Le comunicazioni relative alla prosecuzione delle attività dovranno essere infatti inviate dall'impresa alla Prefettura competente; analoga comunicazione dovrà essere presentata anche dai legali rappresentanti degli impianti a ciclo produttivo continuo presenti sul territorio, indicando il grave pregiudizio o il pericolo di incidenti derivanti dall'interruzione dell'attività.