Oggi | 23 marzo 2020 19:37

Nel distretto tessile di Prato chiude il 90% delle fabbriche

Per il distretto tessile di Prato, leader europeo nel settore, è un colpo micidiale: il 90% delle fabbriche attive nella filiera produttiva dei filati e tessuti chiuderà entro mercoledì 25 marzo, per rispettare le previsioni del decreto del presidente del Consiglio dei ministri.

Significa che tra poche ore solo il 10% delle aziende tessili e il 14% degli addetti (circa 2.700) potranno andare al lavoro perché legati alla produzione di tessuto-non-tessuto (quello spesso usato per fare mascherine e camici) o di tessuti tecnici, ritenuti "strategici" dal decreto. Per tutti gli altri, cioè circa 16.500 persone, scatterà la cassa integrazione.

La stima è di Confindustria Toscana nord, che ha applicato i codici Ateco indicati dal decreto presidenziale alle aziende manifatturiere attive nelle tre province di cui si occupa - Prato, Pistoia e Lucca - e ha fatto i conti: a Lucca, dove esiste il distretto della carta igienica e per imballaggio più importante d'Europa (attività ammessa dal decreto), potrà restare aperto il 40% del manifatturiero col 56% degli addetti; a Pistoia si "salva" il 29% del manifatturiero e il 32% degli addetti; a Prato, proprio a causa della forte specializzazione nel tessile-abbigliamento (settori non ammessi, a parte la filiera di chi produce mascherine e camici) potrà restare operativo solo il 14% delle fabbriche e il 13% degli addetti.

Sul fronte dei servizi alle imprese il dato è simile nelle tre province: 47% delle attività aperte col 50% degli addetti.

«Gli effetti del decreto del 22 marzo sulla chiusura delle fabbriche si faranno sentire con grande intensità», afferma preoccupato il presidente di Confindustria Toscana nord, Giulio Grossi, dicendosi sgomento per i decessi e i contagi da coronavirus. «Le prospettive economiche e occupazionali del territorio sono di inaudita gravità».