Oggi | 20 marzo 2020 17:52

«Il ''Cura Italia'' non basta, questa è una guerra»

«L'industria toscana considera il decreto "Cura Italia" un doveroso e necessario primo passo; ma è una risposta che, se dovesse rimanere tale, sarebbe palesemente insufficiente e inadeguata ad affrontare questo drammatico momento che, correttamente, è stato paragonato ad una guerra». E' questa la posizione del sistema confindustriale toscano (Confindustria Toscana, Firenze, Livorno-Massa Carrara, Toscana Nord, Toscana Sud, Unione Industriale Pisana), che oggi ha diffuso una nota congiunta.

Le confindustrie riconoscono come «l'emergenza sanitaria e le garanzie del lavoro debbano avere l'assoluta priorità», sottolineando però come sia «evidente che la tenuta del sistema economico non possa essere trascurata». Secondo le associazioni «le stesse regole burocratiche, nell'emergenza assoluta che viviamo, devono essere eccezionali», per evitare che «le misure del decreto divengano inefficaci o, addirittura, controproducenti: ci riferiamo alle circolari che consentono la messa a terra del decreto. Per tacere del surreale rinvio di quattro giorni del termine per i versamenti alla pubblica amministrazione: senza una sospensione almeno fino al 30 giugno di tutte le scadenze fiscali, il Cura Italia risulterebbe sostanzialmente vanificato».

«Capiamo l'estrema difficoltà della situazione attuale - dichiara il presidente di Confindustria Toscana Alessio Marco Ranaldo - e la necessità di agire per priorità, ma da questa situazione si può uscire solo facendo leva su solide alleanze: serve l'Europa, serve tutta la filiera istituzionale, ma serve, soprattutto, una forte partnership fra pubblico e privato, con tavoli di lavoro permanenti che agiscano con concretezza ed efficacia per affrontare insieme l'emergenza economica ed individuare le soluzioni in grado di affrontare con efficacia e rapidità i gravi problemi che la crisi sta presentando, e che soprattutto presenterà nel futuro, ai nostri territori e al nostro sistema economico».