Oggi | 18 marzo 2020 07:53

Coronavirus, le aziende toscane ora fanno mascherine

L'emergenza Coronavirus ha fatto esplodere la domanda di mascherine, sia quelle ad alta protezione destinate in prevalenza al personale sanitario, sia quelle chirurgiche capaci di proteggere nei confronti della diffusione all'esterno del virus, e dunque utili per esempio alle persone asintomatiche o paucisintomatiche per limitare la diffusione del virus. A fronte di una capacità produttiva del sistema insufficiente per tenere il ritmo delle richieste, alcune aziende toscane, generalmente del sistema moda, hanno riconvertito le proprie linee produttive per fabbricare mascherine, coniugando opportunità di mercato e utilità sociale.

Alcune aziende hanno seguito l'input della Regione Toscana per fabbricare mascherine in tessuto non tessuto, di cui il laboratorio PontLab di Pontedera e l'Università di Firenze hanno assicurato l'efficacia nel trattenere l'aerosol. Una delle aziende in questione è la Vignolplast di Lastra a Signa, che fabbrica borse in Tnt e ha una ventina di addetti. «Abbiamo un accordo con la Regione per fabbricare circa 30mila mascherine al giorno spiega il titolare, Samuele Vignolini - abbiamo cominciato da fine settimana scorsa, e riusciremo a essere a regime in questi giorni. Abbiamo riorganizzato le linee, adattando i macchinari che avevamo».

Su numeri più piccoli si muovono altre aziende, alcune delle quali nell'area pratese: è il caso della Machattie di Prato, ditta di abbigliamento che a fronte di un crollo degli ordini a causa delle conseguenze del Coronavirus ha scelto di iniziare a produrre mascherine in Tnt, con circa duemila pezzi fabbricati al giorno. Ed è il caso della Dreoni di Vaiano, attiva nella tappezzeria per auto oltre che nell'abbigliamento in tessuto tecnico, e che produce ora duemila mascherine al giorno; ad aiutare l'azienda di Franco e Sergio Dreoni (nella foto) sono accorsi anche i membri della giunta comunale di Vaiano come volontari. Più a sud, nel grossetano, la Toscano Alta Sartoria che ha reimpiegato alcune delle "vestaglie azzurre" della Mabro, produce oggi più di tremila mascherine al giorno (saranno 5.000 a pieno regime): i dispositivi sono in cotone e poliestere, e sono lavabili e sterilizzabili per il riutilizzo.