PROMO PA | 15 febbraio 2020 10:31

Incarichi nelle Pa e partecipate, interviene l'Anac

Alla vigilia della tornata elettorale in Toscana nella prossima primavera, è interessante richiamare l'attenzione sulla recente delibera Anac (n. 1201/2019), che fornisce indicazioni di dettaglio per l'applicazione della disciplina delle inconferibilità di incarichi presso le Pa e presso gli enti privati in controllo pubblico.

Due sono le norme che richiama l'Anac entrambe introdotte nell'ordinamento in attuazione della legge per la prevenzione della corruzione: in primo luogo l'art. 3 del decreto attuativo d.lgs. n. 39/2013. Con questo decreto per la prima volta è stato introdotto il neologismo di "inconferibilità".

Inconferibilità significa la preclusione, permanente o temporanea, a conferire gli incarichi a coloro che abbiano riportato condanne penali per i reati contro la Pa, a coloro che abbiano svolto incarichi o ricoperto cariche in enti di diritto privato regolati o finanziati da Pa o svolto attività professionali a favore di questi, a coloro che siano stati componenti di organi di indirizzo politico (fatta eccezione per gli incarichi di responsabile degli uffici di diretta collaborazione degli organi di indirizzo politico), elencando puntualmente tra le tipologie di incarichi "inconferibili" gli incarichi amministrativi di vertice, gli incarichi dirigenziali, gli incarichi di direttore generale, sanitario e amministrativo delle aziende sanitarie locali e delle aziende ospedaliere; di amministratore di enti pubblici e di enti di diritto privato sottoposti a controllo pubblico.

In secondo luogo la delibera Anac chiarisce che l'inconferibilità per coloro che sono stati condannati per i reati previsti nel capo I del titolo II del libro secondo del codice penale contro la pubblica amministrazione, è molto più estesa, riguarda anche lo svolgimento di altre attività previste dall'art. 35 bis del d.lgs. 165/2001 quali: compiti di segreteria, di commissioni per l'accesso o la selezione a pubblici impieghi; funzioni direttive, agli uffici preposti alla gestione delle risorse finanziarie, all'acquisizione di beni, servizi e forniture, nonché alla concessione o all'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari o attribuzioni di vantaggi economici a soggetti pubblici e privati; fare parte delle commissioni per la scelta del contraente per l'affidamento di lavori, forniture e servizi, per la concessione o l'erogazione di sovvenzioni, contributi, sussidi, ausili finanziari, nonché per l'attribuzione di vantaggi economici di qualunque genere.

L'Anac specifica quali siano le conseguenze dell'inconferibilità in primo luogo la durata: potrà essere permanente, nel caso in cui in sede penale sia stata inflitta la pena accessoria dell'interdizione perpetua dai pubblici uffici, oppure sia intervenuta la cessazione del rapporto di lavoro, oppure limitata nel tempo nel caso di condanna alla interdizione dai pubblici uffici solo temporanea o la pena accessoria non sia stata comminata.

L'inconferibilità secondo l'Anac non è una misura sanzionatoria ma una condizione soggettiva che impedisce il conferimento dell'incarico. Non si tratta quindi per la Pa di erogare una sanzione, ma di constatare che è venuto meno un prerequisito essenziale per continuare a ricoprire l'ufficio pubblico. Infine la decorrenza del termine per l'inconferibilità, che deve essere riferito non al momento della conoscenza del fatto da parte dell'Amministrazione, ma dal primo atto certo in cui l'Amministrazione stessa manifesta la propria conoscenza.

Ioletta Pannocchia