Oggi | 11 febbraio 2020 18:35

Il vino Chianti si salva grazie all'Italia e non teme il virus

Il vino Chianti - la più grande denominazione della Toscana con circa 100 milioni di bottiglie prodotte ogni anno - chiude il 2019 in leggero rialzo (+1%) nelle quantità vendute. La novità è che a trainare i risultati, per la prima volta, non sono tanto i mercati esteri - che assorbono il 70% delle vendite ma risentono del calo della Germania (-10%) e della stagnazione degli Usa, e dunque chiudono in flessione - quanto piuttosto le vendite italiane, che l'anno scorso hanno segnato +6,3%. Il Chianti ha "rubato" dunque quote ad altri vini.

«I numeri dell'Italia sono positivi soprattutto se paragonati all'andamento delle bottiglie da 0,75 litri che sono cresciute solo dell'1,5», afferma la denominazione guidata dal presidente del consorzio Giovanni Busi, che si appresta a presentare le nuove annate (500 etichette in degustazione) domenica 16 febbraio alla Fortezza da Basso di Firenze nella rassegna "Chianti Lovers" cui partecipano anche 24 cantine del Morellino di Scansano.

«Questi numeri mostrano che la strada imboccata dal consorzio Chianti è quella giusta – afferma Busi - una strada fatta di innalzamento della qualità del prodotto e di promozione dell'immagine sui mercati strategici, vecchi e nuovi: il mercato riconosce e apprezza, causando un effetto di grande rilevanza sociale, ovvero la tenuta del prezzo anche per i vini sfusi».

Dal 2013 a oggi - secondo quanto reso noto dal consorzio - le vendite di Chianti sono aumentate del 23%, con una crescita a valore del 33%; nello stesso periodo il segmento in bottiglia da 0,75 è cresciuto del 7% in volume e del 22% a valore.

Ora si attendono gli effetti del coronavirus, anche perché la Cina è uno dei mercati su cui la denominazione sta investendo in questi anni: «Con l'annullamento dei festeggiamenti per il Capodanno cinese e la chiusura di gran parte dei ristoranti - afferma il consorzio - c'è il rischio che le scorte non vengano smaltite: con febbraio si perde un mese importante in termini commerciali. Secondo le nostre stime, se l'allarme rientrerà a breve, potremmo avere una perdita tra il 5 e il 10% che però potremo ammortizzare senza grossi problemi perché quello cinese è un mercato che cresce molto anno su anno».