Oggi | 7 febbraio 2020 20:46

Il 4.0 toscano? Tante macchine, poche competenze

«E' come avere una Ferrari e farla andare in seconda». Lorenzo Zanni, delegato del rettore di Siena al trasferimento tecnologico, è schietto nel presentare (oggi, 7 febbraio, a Prato) i risultati della ricerca sull'utilizzo di Industria 4.0 da parte delle Pmi manifatturiere, commissionata dalla Regione Toscana alle tre Università di Firenze, Pisa e Siena.

Quella ricerca, fatta intervistando direttamente un campione di 421 aziende toscane "dinamiche" (che negli ultimi tre anni hanno avuto bilanci in crescita o in pareggio; che sono internazionalizzate; che hanno già avuto rapporti con la Regione sull'innovazione), conclude che - in una scala che va da 1 a 6 - il livello raggiunto è 2,6. Va ancora peggio per il tessile-abbigliamento (163 aziende intervistate), e dunque per il distretto di Prato che ne è il cuore: il voto finale è 2,46.

Ma il problema dell'Industria 4.0 in Toscana - sottolinea Zanni - non è legato tanto all'acquisto di macchine digitali, quanto alle competenze per usarle. «Il livello delle dotazioni informatiche e di macchinari nelle aziende è buono - spiega l'economista - quel che manca sono le competenze organizzative, i soft skills. Con gli incentivi di Industria 4.0 le aziende si sono riempite di macchine, ma non hanno adeguato le competenze che servono per usare quelle macchine. Per questo è come avere una Ferrari e farla andare in seconda. C'è un evidente problema di formazione». Eccolo qui, il tarlo della Toscana: la formazione professionale carente, la scarsa collaborazione in questo campo tra istituzioni, associazioni di categoria, Università, la dispersione di risorse che non genera aumento di produttività.

«Essere a quota 2,46 vuol dire non essere neppure a metà del percorso - ha ammesso Stefano Ciuoffo, assessore toscano allo Sviluppo economico riferendosi al distretto pratese - dobbiamo essere consapevoli che le azioni regionali, fatte attraverso i bandi finanziati da fondi europei, finora non sono state soddisfacenti, e dobbiamo lavorare tutti insieme - ha aggiunto rivolto a imprese, sindacati, istituzioni locali - per mettere a punto azioni strutturate, continuative e incisive». La sfida è recuperare la capacità di progettare, anticipare, innovare. «Certo, il fatto di essere nel cuore del distretto della moda e di non riuscire neppure a fare una piattaforma di ricerca - ha aggiunto Ciuoffo riferendosi al progetto mai decollato del centro ricerche di via Galcianese - dà la misura dell'avanzamento del distretto: stiamo perdendo pezzi, anziché costruirli. Ora l sistema deve rigenerare ciò che è venuto a mancare».