PROMO PA | 1 febbraio 2020 10:31

Opere pubbliche, liberare i processi a monte

Poco se mi considero, molto se mi confronto. Cosi sembra riflettesse Sant'Agostino. Cosa analoga si può dire sulla performance delle opere pubbliche in Toscana. Sono infatti 1.126 i giorni necessari in Toscana per passare dalla decisione di avviare un progetto (fase che coincide con la richiesta del Codice Unico di Progetto - Cup) alla conclusione dei lavori. Il dato è inferiore rispetto ai 1.328 giorni necessari nel resto delle regioni italiane e testimonia, seppur in un contesto difficile, una migliore capacità del "sistema toscano" di agire contenendo lo spreco di tempo e di risorse derivante dalle complicazioni burocratiche che sono legate alle singole fasi del procedimento.

E' quanto emerge dall'indagine condotta da Promo Pa Fondazione per conto di Ance, finalizzata a quantificare e identificare le cause del ritardo del nostro Paese in materia di investimenti infrastrutturali, determinandone l'impatto in termini quantitativi e qualitativi.

La ricerca ha cercato di rispondere alle seguenti domande: dove si concentrano le maggiori lungaggini nel ciclo di vita di un'opera pubblica? Qual è l'impatto dell'inefficienza? Quanti investimenti in più potrebbero essere attivati e gestiti utilizzando in modo più efficace i tempi che ad oggi risultano "sprecati"?

L'analisi di tutto il ciclo dell'opera pubblica evidenzia che per ogni progetto/Cup sono richiesti in media in Italia 1.328 giorni, 240 in più dei 1.088 impiegati nelle cinque regioni più virtuose (oltre alla Toscana, l'Emilia Romagna, le Marche, e Lombardia). Se tutte le regioni italiane adeguassero i tempi di realizzazione delle opere a quelle più virtuose si potrebbe avere un impatto positivo sia in termini di effetto volano sull'economia (impatto di sistema), sia in termini di migliore utilizzo del personale della pubblica amministrazione (impatto sulla Pa).

Sul primo aspetto, si potrebbero arrivare a gestire oltre 10.000 ulteriori progetti di investimento (Cup) e attivare quasi 15.000 nuovi appalti di lavori (Cig) in media all'anno. In questo caso, le ricadute economiche sarebbero pari a 9 miliardi di euro, corrispondenti a poco più di mezzo punto percentuale di Pil.

Sul secondo aspetto, una riduzione dei tempi medi libererebbe anche parte delle risorse umane impegnate all'interno degli uffici pubblici nelle varie fasi del processo, che potrebbero essere utilizzate in altre funzioni vitali, troppo spesso trascurate, quali ad esempio, il controllo ex post dell'opera, la fase di monitoraggio o di programmazione. Si stima che potrebbero essere impiegati a tale scopo più di 7.600 dipendenti.

La ricerca conferma come gli ostacoli regolatori, burocratici e culturali, che rallentano oggi l'esecuzione delle opere, determinando un sostanziale "non investimento" in alcuni comparti strategici per lo sviluppo del Paese, non possano essere risolti soltanto in fase preventiva, oppure ricorrendo ad interventi estemporanei di semplificazione. Quello che è invece auspicabile, in un orizzonte di medio termine, è rendere il fattore tempo un criterio di valutazione dell'efficienza dell'azione amministrativa e rafforzare il principio del controllo ex post, anche a campione, liberando così i processi a monte.

Annalisa Giachi