Oggi | 10 gennaio 2020 19:49

Pitti Uomo, compratori giù ma la qualità salva gli affari

Era previsto, per più motivi, ed è accaduto: i compratori che hanno visitato la 97esima edizione del Pitti Uomo, la più importante fiera al mondo di moda maschile che si è chiusa stasera, 11 gennaio, alla Fortezza da Basso di Firenze, sono diminuiti.

Il calo - secondo quanto reso noto dalla società organizzatrice Pitti Immagine - è vicino al 10% e riguarda un po' più i compratori italiani (che sono il 60%) rispetto agli stranieri, in linea con la crisi che stanno vivendo i negozi indipendenti tricolori. Nel complesso i buyer sono scesi dai 23.800 dell'ultima edizione invernale ai 21.400 di questa edizione, con gli stranieri passati da 9.100 a 8.300 (-8,8%).

Nonostante questo la società organizzatrice Pitti Immagine si dice «più che soddisfatta» dei numeri e «molto contenta di come sono andati gli affari in Fortezza e gli eventi e le presentazioni in città» e, attraverso il direttore generale Agostino Poletto, sottolinea come «le boutique più influenti, i grandi department store, le piattaforme e-commerce di fascia alta sono stati tutti presenti».

Tra i fattori negativi, questa volta, c'è stata la partenza della fiera il 7 gennaio, proprio a ridosso dell'Epifania e in coincidenza con l'avvio dei saldi, che ha tenuto lontani alcuni buyer. Ma non solo. Pitti Immagine, nel qualificare il salone come «sismografo delle tendenze globali del mercato e del lifestyle», punta il dito sul terremoto in atto: «La crescita delle economie sviluppate è debole, e anche la Cina e la Germania rallentano - afferma Poletto - i consumi europei e soprattutto italiani sono stazionari; le tensioni sociali aumentano; lo scenario geopolitico globale è in forte ebollizione». E tutto questo si traduce inevitabilmente «in una maggiore prudenza da parte dei compratori».

Dall'amministratore delegato di Pitti Immagine, Raffaello Napoleone, arriva l'invito a non guardare i numeri «nudi e crudi», ma a tenere conto che la distribuzione di moda maschile di fascia alta si sta concentrando, che le piattaforme online di qualità aumentano le vendite, che gli stessi brand fanno selezione e si stanno ritirando da quella distribuzione che non dà garanzie di tenuta, di servizio, di cura dell'offerta al consumatore.

«Il valore di un salone come Pitti Uomo - sottolinea Napoleone - deve essere valutato sulla base di criteri più ampi e duraturi: opportunità di export per i brand più dinamici, impatto della comunicazione, guida strategica delle politiche promozionali di un intero settore, diffusione delle innovazioni, confronto ravvicinato tra i diversi segmenti della filiera produttiva e tra buyer e aziende, rilevanza degli elementi culturali. Sono questi i fattori che decretano la leadership di questo salone e il suo essere punto di riferimento per il sistema moda internazionale, un riferimento che resta tale anche nei tempi di bonaccia come in quelli di tempesta».