Oggi | 27 novembre 2019 19:09

«No alla plastic tax, meglio investire sul riciclo»

Opposizione netta a penalizzazioni fiscali o di altro genere per il settore plastica, disponibilità delle imprese per potenziare il riciclo e per far crescere una reale consapevolezza dell'impronta ambientale dei diversi prodotti e materiali: questo il messaggio uscito dal convegno "L'industria della plastica tra sostenibilità e innovazione", organizzato a Lucca da Confindustria Toscana Nord e Unionplast-Federazione Gommaplastica, l'associazione nazionale di categoria del sistema Confindustria.

«Per stabilire quale impatto abbia effettivamente un prodotto sull'ambiente - ha detto Fabia Romagnoli, consigliere con delega alla sostenibilità di Confindustria Toscana Nord - non ci si può fermare a impressioni soggettive ed episodiche ma bisogna considerarne l'intero ciclo di vita, secondo la tecnica Lca-Life Cycle Assessment: progettazione, acquisizione delle materie prime, fabbricazione, distribuzione, utilizzo, fino al suo fine vita. Tutte fasi, queste, che possono implicare aspetti come generazione di residui, consumi energetici, emissioni».

Queste sono «operazioni importanti ma anche complesse e dispendiose», ha sottolineato Romagnoli, spiegando che «incentivi per la diffusione del Lca avrebbero effetti ben più interessanti di una tassa sulla plastica» con cui «si mettono in ginocchio le aziende o le si induce a riversare l'onere sui consumatori: niente di più né di diverso. Soprattutto, niente di virtuoso dal punto di vista ambientale, ma una sottrazione ai bilanci aziendali di risorse che potrebbero essere destinate all'innovazione. La plastica è diventata un capro espiatorio. Bisognerebbe lavorare di più invece sul riciclo, e non solo con la ventilata introduzione, accanto alla tassa, di un credito d'imposta del 30% per riconvertire gli impianti in questa direzione».

Sulla stessa linea il presidente di Unionplast Luca Iazzolino: «La sostenibilità della plastica - ha affermato - fa i conti con la disinformazione. La plastica è un materiale straordinario sotto diversi punti di vista e abbiamo il dovere di difendere il progresso che essa ha consentito non solo in relazione alla possibilità di accedere ai consumi per una molteplicità di individui, ma soprattutto per le garanzie in termini di sicurezza - e non solo - che ha potuto offrirci. Plasticfree è uno slogan che danneggia il paese, il lavoro e i consumatori come qualunque tassa priva di una concreta etica ambientale. Questo odio globale vede la plastica come problema perché il suo fine vita è percepito come una criticità, ed è chiaro che lo sia laddove il rifiuto non è gestito, ma dovremmo piuttosto far comprendere che senza la plastica gli impatti ambientali complessivi sarebbero più gravi benché non immediatamente tangibili come un rifiuto di plastica abbandonato».

Nell'area di Lucca, Pistoia e Prato il settore plastica conta 190 stabilimenti con 2200 addetti, che rappresentano un terzo del totale toscano. Solo a livello export, la plastica delle tre province vale 190 milioni di euro, il 38% del totale toscano. Lucca, la provincia che fra le tre coperte da Confindustria Toscana Nord è quella a maggior presenza di queste produzioni, da sola conta 86 aziende e 980 addetti. Le produzioni sono fortemente specializzate e vantano imprese di eccellenza da cui escono lastre, fogli, tubi e profilati; imballaggi di varia tipologia; prodotti in plastica per l'edilizia, il vivaismo, la casa e animali domestici, oltre a nastri adesivi, articoli religiosi e numerose altre applicazioni ed utilizzi.