Oggi | 26 novembre 2019 16:21

Allarme Confcommercio, a Firenze il falso ''tira''

Contraffazione e soprattutto abusivismo commerciale preoccupano il terziario fiorentino nel contesto di una contrazione dei consumi: secondo l'indagine presentata da Confcommercio nell'ambito della 7/a giornata "Legalità ci piace!", tenutasi a Firenze come in tutta Italia, nel capoluogo toscano la percentuale di consumatori che nel 2019 hanno acquistato almeno un prodotto contraffatto è del 33,6%, contro il 32,1% registrato nel Centro Italia e il 30,5% nazionale. Tra i prodotti "fake" più acquistati a Firenze ci sono capi di abbigliamento (59%), alimentari (42,2%), scarpe e calzature (36%).

Se l'89,2% degli intervistati è consapevole del fatto che comprando servizi o prodotti contraffatti si rischiano sanzioni amministrative, contro il 66,8% della media italiana, e il 98% è anche a conoscenza di possibili pericoli per la salute (91,4% in Italia), l'87% degli intervistati da Confcommercio lo considera comunque «un buon affare», in misura assai superiore rispetto al 68% della media nazionale, tanto più se non «si dispone di denaro sufficiente». Il 48,5% degli imprenditori si ritiene danneggiato dall‘azione dell'illegalità, dato inferiore al 66,7% nazionale. Concorrenza sleale (60,8%) e riduzione del fatturato (25,3%) sono gli effetti di contraffazione e abusivismo che pesano di più sulle imprese di Firenze.

«Lavoriamo per combattere quel clima di illegalità al quale non riusciamo ad abituarci», ha affermato Franco Marinoni (a sinistra nella foto), direttore di Confcommercio Toscana, osservando che «la crisi economica e la mancanza di risorse sufficienti nelle famiglie sembrano spingere la crescita dell'illegalità e, quel che è peggio, la percezione che alla fine fare acquisti illegali sia un solo un peccato veniale. Ci vuole un cambio deciso di mentalità: il nostro Paese non può andare avanti facendo credere che la disonestà paghi e l'onestà no».

Per il presidente della Confcommercio di Firenze Aldo Cursano (a destra nella foto), «tra conti da pagare, bilanci da far tornare, regole e regoline in perenne cambiamento da rispettare, fare impresa oggi è sempre più difficile. Non possiamo permettere che l'illegalità costituisca un ulteriore freno per le nostre imprese. Chiediamo quindi alle istituzioni e alle forze dell'ordine che proseguano nel loro impegno per far prevalere la legalità. E servirebbe anche una politica fiscale più equa, con tagli alle tasse che restituiscano soldi a famiglie e imprese».