Oggi | 26 novembre 2019 09:44

Nel 2019 più denunce di malattie professionali

Diminuiscono le morti bianche, ma aumentano le malattie professionali, e il totale delle denunce di infortuni sul lavoro registra un lieve incremento rispetto al 2018, mentre il sistema di monitoraggio cerca di individuare con maggiore precisione i casi di stress lavoro correlato. E' questo il quadro della sicurezza sul lavoro in Toscana, con i dati aggiornati ad agosto 2019.

Occasione per fare il punto, il recente convegno "25 anni dal decreto legislativo 626: traguardi e nuove sfide", promosso a Firenze da Intesa Sanpaolo con Regione Toscana, Inail, Società italiana di ergonomia, Ordine degli Ingegneri di Firenze, Ordine e Fondazione studi dei Consulenti del lavoro di Firenze.

Secondo gli Open Data Inail (dati non definitivi in quanto soggetti a consolidamento in esito alla definizione amministrativa dei singoli casi ) illustrati dal vicedirettore della sede regionale dell'Istituto, Mario Papani, le denunce di infortunio da gennaio ad agosto sono state 32.148, lo 0,71% in più dei primi otto mesi del 2018. Le denunce di infortuni con esito mortale, in parallelo, sono scese del 25,49%, arrivando a quota 38, mentre aumentano le malattie professionali (5.249, +3,82%) che fanno segnare un vistoso incremento soprattutto per le donne: +11,13%, contro il +0,68% degli uomini.

Per quanto riguarda le denunce per stress lavoro correlato, il fenomeno in Toscana è relativamente limitato: sono state 234 dal 2010 al 2017, con picchi nel 2012 e nel 2015, di cui il 19,23% definite positivamente a fronte di una media nazionale del 10,1%. «Rispetto al numero di casi denunciati la percentuale di casi riconosciuti è molto bassa, e noi ci dobbiamo domandare il perché», ha affermato il dirigente medico Inail Massimo Paoli, secondo cui «la difficoltà quindi è individuare quella frazione di rischio di contrarre una patologia dove si ha il lavoro come moltiplicatore del rischio stesso», ragione per cui è importante il ruolo degli ispettori che devono verificare, oltre che lo stato del paziente, la situazione oggettiva in cui si è trovato a operare, per poter tentare poi anche un reinserimento efficace.

Fra i temi affrontati al convegno, rivolto soprattutto al mondo del terziario, l'evoluzione della medicina del lavoro e il ruolo delle Asl nella vigilanza; l'utilizzo delle neuroscienze nella valutazione dei rischi; le sfide proposte dalla diffusione del lavoro flessibile; le modalità di prevenzione e gestione delle violenze esterne, come aggressioni o rapine; la valutazione del rischio in un'ottica di genere; la necessità di moltiplicare i casi di reinserimento lavorativo e relativo accomodamento ragionevole.

Al convegno è emersa anche la richiesta di adeguamenti alla legislazione vigente, e di un salto di qualità a livello culturale: secondo Fabio Rastrelli, responsabile tutela aziendale di Intesa Sanpaolo, «il modello di controllo col giudice penale che aspetta tutti al varco non è il migliore possibile: auspichiamo un'evoluzione del sistema Italia verso una sorta di autoregolazione, senza aspettare che sia la paura del controllo a determinare le procedure». D'altro canto la non sicurezza sul lavoro è un costo non solo per le imprese, ma anche «un costo sanitario, assicurativo, previdenziale, giudiziario, amministrativo - ha affermato Bruno Giordano, magistrato presso la Corte di Cassazione, e già consulente della Commissione d'inchiesta del Senato su infortuni e malattie professionali - che sosteniamo tutti come spesa pubblica: è il 2,6% del Pil, l'equivalente di quattro manovre di stabilità».