PROMO PA | 23 novembre 2019 10:31

La riforma Delrio delle Province va rivista

Che la riforma Delrio non avesse prodotto i risultati promessi gli addetti ai lavori lo affermavano da tempo, anche se in modo ufficioso. Ora il problema è emerso in modo chiaro nella recente assemblea dell'Anci ad Arezzo, e le possibili soluzioni sono nel disegno di legge di riforma del Tuel e di revisione della legge 56/14, collegato alla Legge di Bilancio, da cui ci si aspettano i necessari correttivi sia sul versante della definizione delle funzioni delle Province, sia rispetto alla governance e alla semplificazione del quadro amministrativo, dove la ridefinizione di perimetri territoriali non coincidenti ai vari livelli sta già dando i primi problemi, con la paralisi della riforma del sistema camerale.

Nella prospettiva poi del regionalismo differenziato sono necessarie istituzioni locali forti se non si vogliono definitivamente marginalizzare le aree interne, lontane dalle grandi aree urbane. In questa ottica il richiamo del Capo dello Stato, che ha sottolineato che la Repubblica si articola in Regioni, Province e Comuni evidenzia la necessità di ricomporre il quadro e la disciplina degli enti locali.

Bisogna dire chiaramente che la riforma delle Province non ha funzionato e ci sono novità urgenti da cogliere, come ha affermato il presidente dell'Upi Toscana e della Provincia di Lucca Luca Menesini, riferendosi all'annuncio a suo tempo fatto dal sottosegretario Achille Variati di richiesta di una delega collegata alla Nota di aggiornamento al Def per la revisione del Testo Unico degli Enti Locali.

Le Province hanno funzioni essenziali: si occupano del 70% della rete di strade nazionale e delle 7.400 scuole superiori: garantire la sicurezza di questi luoghi e assicurare i mezzi finanziari e la cornice istituzionale adeguata per provvedervi è ormai improcrastinabile. Occorre chiarire le funzioni e assicurare risorse certe, riportando l'ambito regionale alla legislazione e controllo e valorizzando funzioni come quello di Stazione Unica Appaltante su cui ormai le Province si sono specializzate.

Andava appunto nella direzione di provare a razionalizzare il sistema degli appalti pubblici a livello locale il comma 4 dell'art. 16 della prima versione della Legge di Bilancio 2019, che modificava l'art. 37 del Codice appalti stabilendo, che – in attesa della qualificazione delle stazioni appaltanti – le province e le città metropolitane operassero obbligatoriamente come centrali di committenza di lavori pubblici per tutti i comuni non capoluogo afferenti alla provincia stessa o alla città metropolitana. Cassare quella norma è stato un errore, che non ha facilitato il lavoro dei Comuni, specie quelli più piccoli, impossibilitati a star dietro a una normativa complessa e instabile come quella dei contratti pubblici.

Conclusione, se uno degli obiettivi della riforma Delrio era il rafforzamento dei Comuni, allora è fallita: anzi, i Comuni sono stati indeboliti e le Regioni rafforzate. Per questo e per l'avvicinarsi dell'autonomia differenziata è urgente rivedere la riforma Delrio.

Gaetano Scognamiglio