Oggi | 8 novembre 2019 18:19

Chiara Boni apre boutique a Firenze, Pineider a Milano

La stilista fiorentina Chiara Boni apre la boutique del suo marchio di moda 'La Petite Robe' a Firenze, nella Loggia Rucellai (nella foto) all'angolo tra via della Vigna nuova e piazza de' Rucellai. Dopo Milano e Roma, Firenze è la terza tappa dell'espansione e quella più sentita per il forte legame che unisce la stilista alla sua città natale.

La location del negozio e l'architettura rinascimentale della loggia si sposano con lo stile sofisticato, femminile e elegante di Chiara Boni-La Petite Robe. La boutique si estende su circa 75 mq e ha un'immagine pulita e morbida. « Per Chiara Boni Firenze è fonte di grande ispirazione creativa - dice Maurizio Germanetti, amministratore delegato del brand - ma è anche piazza di grande pregio per lo shopping internazionale del made in Italy, di cui ci stiamo facendo portavoce nel mondo».

Passo strategico nell'espansione è anche quello che sta per compiere Pineider, il marchio glamour di accessori per la scrittura e articoli in pelle, icona dell'artigianato made in Italy, nato a Firenze nel 1774 quando Francesco Pineider, originario della Val Gardena, aprì la prima cartoleria in piazza della Signoria.

Pineider, diventato l'eccellenza nella stampa personalizzata su carta da lettere, biglietti da visita, partecipazioni di nozze, cui poi si sono affiancati penne, orologi e pelletteria, aprirà nel febbraio 2020 il flagship store in via Manzoni a Milano, nel fondo che fino al settembre scorso era occupato dalla prima libreria Feltrinelli della città. Il negozio - 200 mq con bistrò - si aggiungerà a quelli di Firenze e Roma.

Il brand fiorentino è stato rilevato dal gruppo dei salumi Rovagnati a fine 2016 ed è guidato dal direttore generale Giuseppe Rossi: «Il flagship store milanese segna il decollo del nostro piano di sviluppo – spiega Rossi – che ha già portato ad ampliare prodotti, clienti e mercati. Ora l'obiettivo è accelerare». Il 2019 si chiuderà con 4 milioni di fatturato, in crescita di oltre il 15%. Sul rilancio del marchio, che ha riportato tutta la produzione in Toscana, la famiglia Rovagnati è decisa a investire.