Oggi | 28 ottobre 2019 11:59

La Toscana nel poker delle sanità più attrattive

Per la sanità toscana il saldo fra chi viene a curarsi in regione e chi va a curarsi fuori regione è positivo, con un valore delle prestazioni che registra un credito pari a 139,3 milioni di euro: il 98% del saldo attivo italiano si concentra in sole quattro regioni, che sono Lombardia, Emilia Romagna, Veneto e Toscana. E' quanto emerso al XX Congresso nazionale Fare (Federazione delle associazioni regionali degli economi e provveditori alla sanità), tenutosi nei giorni scorsi a Firenze, dal titolo "Gli approvvigionamenti in sanità: complessità dei processi e diversificazione delle competenze. Una rete di professionisti per gestire il cambiamento".

In termini di mobilità sanitaria, ovvero di prestazioni erogate a cittadini non residenti, la Toscana è la quinta regione in Italia per indice di attrazione dopo Lombardia, Emilia Romagna, Veneto, Lazio, con il 7,4% di mobilità attiva, per un totale di crediti di 344,7 milioni di euro. Per quanto riguarda invece l'indice di fuga, ovvero la mobilità passiva - cittadini toscani che vanno fuori regione a curarsi - la Toscana registra un debito di -205,3 milioni di euro.

«In questi anni – ha affermato Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe – il servizio sanitario toscano si è collocato sempre al top nella classifica degli adempimenti dei livelli essenziali di assistenza. Quindi possiamo dire che rappresenta uno dei primi servizi sanitari d'Italia. E' ovvio che ci sono sempre margini di miglioramento. La fusione in tre grandi aziende ha creato inzialmente delle criticità organizzative che sono state via via superate, offrendo oggi un servizio sanitario di prima classe ai cittadini toscani».

«La Regione Toscana – ha spiegato il direttore di Estar Toscana, Monica Piovi – si è data un modello particolare nel settore degli approvvigionamenti, che ha visto la centralizzazione di questa funzione all'interno di un ente, Estar. La centalizzazione e la programmazione biennale in questo settore è una grande opportunità. In particolare, è un'opportunità per la Regione Toscana di verificare se c'è coerenza tra programmazione degli acquisti e programmazione sanitaria e soprattutto è possibile concordare con le aziende sanitarie i reali fabbisogni. Ovvero, si acquista per dare un servizio al paziente».

«I professionisti che nel versante pubblico si occupano di approvvigionamenti a diversi livelli, sia che essi operino nelle centrali che nelle aziende sanitarie, sono chiamati a gestire una complessità che richiederà loro competenze sempre più approfondite e una dinamicità crescente. Il dialogo ed il lavoro in rete – spiega la presidente di Fare Sandra Zuzzi (nella foto) – diventano dunque un approccio imprescindibile per vincere le sfide che la complessità del sistema pone con un ritmo crescente. Parallelamente, anche il mondo della fornitura deve trovare gli strumenti per un dialogo sempre più proficuo con l'amministrazione pubblica per proporre soluzioni ai bisogni espressi dalle stazioni appaltanti e dai pazienti, con particolare riguardo a sostenibilità e innovazione».