Oggi | 17 ottobre 2019 09:10

«Bioraffineria in 4 anni, non è un inceneritore»

Il progetto per l'impianto per la produzione di biometanolo da materie prime non riciclabili a Stagno (Livorno), la cosiddetta "bioraffineria", è una «alternativa all'incenerimento e all'utilizzo massivo delle discariche», e non un termovalorizzatore: questo il messaggio emerso dall'audizione dei rappresentanti di Eni in commissione Ambiente del Consiglio regionale della Toscana.

La realizzazione dell'impianto, tra progettazione, autorizzazione e costruzione, potrebbe vedere la luce tra circa quattro anni, secondo quanto comunicato alla commissione, con un costo complessivo di 250 milioni di euro, circa 300 addetti ai lavori e una previsione di posti a bioraffineria ultimata di 60 tecnici. La bioraffineria, afferma Eni, sarà in grado di convertire circa 200mila tonnellate l'anno di rifiuti solidi urbani, ossia Css e plastiche non riciclabili, in circa 100mila tonnellate l'anno di metanolo.

Le uniche emissioni in atmosfera sono di Co2, riguardo alla quale, sostiene Eni, si sta cercando di capire se possa essere sequestrata e venduta al mercato che la utilizza nelle varie filiere. Per quanto attiene la frazione residua, circa 30mila tonnellate l'anno di inerti vetrificati, Eni cautelativamente li considera rifiuti speciali, «ma intendiamo sottoporli a caratterizzazione perché vengano utilizzati come inerti nel mercato», ha affermato Francesco Manna, responsabile relazioni istituzionali locali Italia, ascoltato insieme a Monica Spada, responsabile bio development sustainable mobility&circular economy, e Paolo Fiaschi per i progetti ‘Waste to Energy' di Eni.