Oggi | 3 ottobre 2019 10:33

Schmidt rinuncia a Vienna, «io vivo per gli Uffizi»

Passano anche da un chiarimento con due ministri dei Beni culturali - l'austriaco Alexander Schallenberg e l'italiano Dario Franceschini - le chance di Eike Schmidt di ottenere un secondo mandato alla direzione delle Gallerie degli Uffizi, dove si trova dal 2015, e dove la scadenza dell'incarico è fissata per il 31 ottobre di quest'anno. Schmidt dal 1 novembre avrebbe dovuto trasferirsi alla guida del Kunsthistorisches Museum di Vienna: tuttavia, lo storico dell'arte tedesco, confermando in parte le indiscrezioni della stampa austriaca, ha rivelato di aver comunicato la settimana scorsa all'attuale direttrice del Khm, Sabine Haag, la propria intenzione di rinunciare all'incarico.

Schmidt non ha ancora incontrato Schallenberg per formalizzare la rinuncia: l'appuntamento deve essere fissato. Il ministro austriaco, secondo la stampa locale, ha criticato duramente la decisione dello storico dell'arte, accusandolo di comportamento «estremamente non professionale e veramente senza precedenti». Dal canto suo Franceschini vuole evitare un incidente diplomatico con l'Austria in apertura del suo nuovo mandato al Mibac (dopo il quadriennio 2014-18 in cui fu artefice della riforma museale che agevolò l'approdo di Schmidt a Firenze), e chiede chiarezza al direttore degli Uffizi, allontanando da sé eventuali accuse di "scippo" a Vienna. «All'inizio di questo mio nuovo mandato - ha dichiarato - il direttore mi ha comunicato la sua disponibilità a restare alla guida degli Uffizi per altri 4 anni. Gli ho risposto che per prendere in esame la sua riconferma, consentita dalla legge, avrei avuto necessità di sapere che questa decisione non avrebbe creato alcun problema con l'Austria e il governo austriaco. Sono in attesa di avere da lui piena chiarezza su questo».

Annunciando la rinuncia a Vienna, Schmidt ha precisato che non c'è stato un input da Roma in questo senso, e ha ammesso che non è stata una decisione semplice: «Sarebbe stata una bella cosa poter mettere sul mio curriculum anche quel museo che è comunque uno dei più importanti al mondo per la sua collezione, ma non vivo per il mio curriculum, non vivo per il mio epitaffio: io vivo per la mia vita, io vivo per Firenze, per gli Uffizi». Tanto più, ha aggiunto, che «il mio lavoro agli Uffizi non è ancora finito: c'è ancora tanto da fare e non posso abbandonare proprio adesso. Ora le Gallerie sono ripartite, sono come un bolide lanciato a tutta velocità: non me la sento di andarmene nel momento in cui si cominciano a vedere i frutti del lavoro svolto in questi anni».