Oggi | 2 ottobre 2019 20:14

Lineapelle, i conciatori cercano lo sprint

La chiusura dei bilanci 2019 strapperà pochi sorrisi alle aziende del distretto conciario di Santa Croce sull'Arno (Pisa), in questi giorni in trasferta a FieraMilano Rho per il salone Lineapelle (1.270 espositori, per il 39% esteri presentano le collezioni per l'autunno-inverno 2020-2021). La produzione di pelli in riva all'Arno è stimata in linea con quella nazionale, scesa del 6,1% in valore nei primi cinque mesi dell'anno e del 10,8% in volume (dati Unic), a causa del rallentamento di alcuni settori strategici di sbocco, primo fra tutti le calzature, e dell'invasione di materiali alternativi alla pelle nel comparto pelletteria.

Gli occhi degli imprenditori toscani ora sono puntati sul 2020, che lascia ben sperare. «Le ultime sfilate dei marchi di moda hanno valorizzato la pelle - spiega Piero Rosati, titolare della conceria Incas, 60 milioni di fatturato e 200 dipendenti, una delle prime a prestare attenzione all'ambiente (ha la certificazione Emas dal 2007) e alla concia al naturale - e la prospettiva è di una ripresa nell'uso dei pellami di alta qualità. In particolare c'è una grande attenzione alle pelli conciate con estratti naturali, senza utilizzo di cromo e di altri metalli». «In questo momento nel distretto c'è meno lavoro - aggiunge Alessandro Francioni, presidente dell'Associazione conciatori di Santa Croce e titolare della conceria Sanlorenzo, 18,5 milioni di ricavi 2019 - ma siamo ottimisti per il prossimo anno».

L'impegno del settore, adesso, è riportare la pelle all'attenzione del consumatore finale: per questo l'associazione nazionale di categoria Unic sta per varare una grande campagna internazionale di comunicazione che punterà a veicolare un messaggio che si è distorto negli ultimi anni. «L'industria conciaria non provoca l'uccisione di animali, e anzi recupera uno scarto dell'industria alimentare, le pelli di bovini e caprini, che altrimenti andrebbe smaltito - spiegano gli imprenditori - ed è un'industria altamente sostenibile perché oggi depura le acque, tratta i fanghi di depurazione, recupera i sottoprodotti della concia: siamo un modello di quell'economia circolare di cui tanto si parla».