Oggi | 1 ottobre 2019 00:06

Crac Etruria, condannati per truffa 4 direttori di filiali

Quattordici imputati assolti e quattro condannati, a 10 mesi ciascuno, con la sentenza di primo grado del tribunale di Arezzo al processo sul filone per truffa nell'ambito del crac di Banca Etruria. Tra gli assolti ci sono quattro dirigenti (Luca Scassellati, Federico Baiocchi Silvestri, Samuele Fedeli e Luigi Fantacchiotti) e cinque dipendenti della banca per cui era stata chiesta la condanna. Condannati invece quattro direttori di filiale. Confermate le cinque richieste di assoluzione del pm.

La sentenza scagiona quella che l'accusa ha definito la "cabina di regia", i dirigenti che avrebbero costituito il vertice della truffa che consisteva nel proporre alla clientela la vendita di prodotti a rischio, obbligazioni subordinate. Il pm Julia Maggiore aveva formulato l'accusa di istigazione alla truffa, chiedendo condanne da 3 anni a 2 anni e 6 mesi, sostenendo che avrebbero pressato i direttori delle filiali a vendere obbligazioni subordinate a un pubblico indistinto, senza avvisare i clienti delle potenzialità di rischio dei prodotti.

Il procuratore della Repubblica di Arezzo Roberto Rossi sottolinea l'importanza di aver visto riconosciuta la configurazione del reato di truffa nel collocamento delle obbligazioni subordinate. «E' stato dimostrato - dice Rossi - che invece il reato si può configurare, eccome. La condanna poi dipende dalle varie posizioni. Poiché abbiamo altre svariate cause istruite vedremo caso per caso». A questo punto della vicenda Etruria, nota Rossi, «abbiamo tuttavia ottenuto condanne sia per la bancarotta che per le truffe». Negativo, invece, il commento di Letizia Giorgianni, storica portavoce del comitato Vittime del Salvabanche: «Stupisce, soprattutto dopo le dichiarazioni nel processo per bancarotta del liquidatore Giuseppe Santoni sul comportamento dei dirigenti, che si condannino i meri esecutori e non i mandanti».

Per altri motivi protesta a sua volta il segretario generale di First Cisl, Riccardo Colombani. «I lavoratori condannati in primo grado - ha dichiarato - riusciranno a dimostrare in appello la loro estraneità ai fatti. Il clima di risentimento sociale ha spinto alcuni risparmiatori a presentare accuse insostenibili, alle quali ci siamo opposti con una serie di controquerele». Secondo il leader dei bancari della Cisl «la sentenza di oggi dimostra la necessità di rafforzare le tutele di chi lavora in banca. E' una questione che per noi rappresenta una priorità, per questo la consideriamo centrale nella trattativa per il rinnovo del contratto nazionale che è in corso con l'Abi».