PROMO PA | 14 settembre 2019 10:31

L'approccio digital-first innova l'exhibition museale

Negli ultimi quindici anni abbiamo assistito ad una progressiva trasformazione dei musei da luoghi focalizzati prevalentemente sulla tutela e sulla conservazione, ad organismi vivi e interattivi, orientati a dialogare con i molti pubblici, spinti verso il modello dell'hub territoriale, che pone il visitatore al centro del pensiero e dell'evoluzione stessa del museo e della società che rappresenta e che contribuisce a costruire quotidianamente.

Questo cambiamento è stato rafforzato dal crescente utilizzo delle nuove tecnologie
digitali in grado di modellare contenuti e percorsi espositivi a misura di utente,
privilegiando la relazione alla fruizione, l'interazione alla contemplazione.
La via d'accesso privilegiata al contenuto offerto dal patrimonio permanente di un
museo e/o da una mostra/installazione temporanea è, ormai, l'esperienza, la
dimensione del fare, del vivere, che sta sostituendo quella dell'osservare e
dell'assistere.

Fino a pochi anni fa, tornando a casa da una mostra, si raccontava quello che si era visto. Oggi – in tempo reale – si racconta cosa si fa, con chi... e tutto in tempo reale. Gli incontri, la condivisione delle proprie opinioni e impressioni sul luogo visitato, sono diventati un pezzo fondamentale della visita.

Sempre più musei vanno verso l'adozione di un approccio digital-first nella creazione di digital exhibition museali, per incontrare questo nuovo e, ormai, consolidato, modo di vivere l'esperienza di visita. Ecco quindi che, il curatore/autore dovrà studiare il progetto in modo che, in tempo reale, la programmazione della sua exhibition possa cambiare, aggiornarsi automaticamente sulla base di nuovi contenuti, usare strumenti per monitorare e verificare le reazioni del pubblico rispetto alle scelte fatte. Tutto ciò affinché l'utente possa interagire con l'esposizione digitale attraverso un suo dispositivo e modificare la programmazione dei contenuti riprodotti prendendone il controllo.

Gli esperti di nuove tecnologie, informatici e architetti che realizzeranno gli spazi di fruizione e le stazioni multimediali, a loro volta, potranno adattarsi mostrando contenuti rimodulati sul percorso fatto dall'utente, come se avessero una vita propria. I gestori degli spazi che potranno monitorare il corretto funzionamento delle esposizioni digitali, configurarle, programmarne l'accensione e deciderne la programmazione.

Questo approccio si porta naturalmente dietro una serie di competenze molto specifiche, che nel sistema formativo e imprenditoriale di oggi, sono sempre più richieste, competenze indispensabili per creare "prodotti" che possano essere apprezzati da un mercato sempre più esigente.

Ed è proprio grazie a quelle imprese, come GruppoMeta ed Ett, che a LuBeC 2019 si approfondiranno questi temi attraverso veri e propri techno-lab ( www.lubec.it ), che tra 3 e 4 ottobre approfondiranno come realizzare percorsi transmediali per gestire e ottimizzare gli spazi espositivi.

Francesca Velani