Oggi | 11 settembre 2019 17:01

Fusioni Cdc, il Consiglio regionale vuole lo stop

Il Consiglio regionale della Toscana chiede di rivedere l'accorpamento delle Camere di commercio: una mozione in tal senso, presentata da otto consiglieri Pd e approvata dall'aula, impegna la Giunta ad «attivarsi in tempi rapidi presso il Governo per una modifica alla normativa vigente, viste le criticità emerse a livello generale in sede di applicazione delle norme in materia camerale». L'idea è quella di modificare il decreto ministeriale che prevede l'accorpamento delle Camere di commercio, perché le fusioni dovrebbero avvenire su base volontaria e per omogeneità territoriale, anziché per un obbligo di legge.

Nella mozione, si ricorda che dopo il decreto ministeriale del febbraio 2018, adottato sulla base della proposta di Unioncamere, c'è stato il ricorso della Camera di commercio di Pavia al Tar del Lazio per violazione del principio di leale collaborazione nella funzione legislativa. In attesa del pronunciamento della Consulta, la Toscana, a detta dei firmatari, deve attivarsi anche in sede di conferenza Stato-Regioni e proporre una modifica normativa. Le fusioni e gli accorpamenti, si legge nella mozione, «devono avvenire in forma volontaria e in relazione all'omogeneità socio-economica dei territori interessati».

Il decreto prevedeva il mantenimento delle camere di commercio di Firenze e della Maremma; l'accorpamento di Arezzo e Siena; Pistoia e Prato; e Lucca, Massa Carrara e Pisa (Toscana Nord-Ovest), ancora in corso di definizione. Tali accorpamenti, secondo il consigliere Pd Andrea Pieroni, «non risultano omogenei, perché si tratta di tessuti economici con proprie peculiarità e identità, che meglio sarebbero rappresentati da camere di commercio che ricalchino il territorio provinciale». Inoltre, lamenta Pieroni, «il processo di fusione non ha portato ai risparmi richiamati dalla legge, anche perché non sono previsti trasferimenti statali verso le Camere di commercio».