Oggi | 2 agosto 2019 17:29

«Tolleranza zero contro la merce contraffatta»


Combattere la contraffazione secondo un principio di "tolleranza zero", nel sistema moda e non solo, è "un atto di politica industriale". Alessio Ranaldo, presidente di Confindustria Toscana, descrive così l'importanza della posta in gioco per il manifatturiero regionale. L'occasione è un appello ai sindaci, soprattutto quelli della costa, affinché mettano in campo maggiori controlli sul commercio di merce contraffatta. Come quello delle spiagge toscane d'agosto, che colpisce soprattutto le imprese della pelletteria e del tessile-abbigliamento.

Le imprese del sistema moda toscano sono 16.000, il 43% del totale del manifatturiero regionale: con 112.000 addetti fatturano 19 miliardi di euro, quasi un quarto del dato nazionale, mentre il valore delle esportazioni è di 13 miliardi di euro. Un patrimonio da tutelare, per Ranaldo e Franco Baccani, presidente del comitato di lotta alla contraffazione della Camera di commercio di Firenze. «Vorrei che le persone capissero - spiega Ranaldo - che quando comprano una borsa contraffatta non hanno un vantaggio, nemmeno immediato, perché quella borsa magari un domani può andare a togliere un pizzico di futuro ai loro figli. Il rischio peggiore è che questa corsa al contraffatto porti poi ad un impoverimento della filiera, e se si impoverisce la filiera si impoverisce la nostra regione».

L'obiettivo non è solo quello di diventare una "no-fake zone", e di dare concretezza al progetto di marchio di qualità previsto nel Patto siglato con la Regione, ma quello di avviare una vera e propria battaglia culturale sul tema. Confindustria si impegna, sostiene Baccani, e «anche in termini di governo c'è molta attenzione, ma poi ci si perde, perché si crede che la contraffazione non produca più danni di altre situazioni dove è più facile essere sotto tiro da parte della società. Eppure è un cancro vero, e quando ci renderemo conto che siamo malati saremo in fase terminale».

E non è compito solo delle istituzioni e delle imprese lottare: «I giovani non possono più pensare che sia possibile comprare su Internet ogni cosa senza domandarsi cosa sta succedendo su questa loro azione«, accusa Baccani, puntando il dito contro «prodotti fatti con materie prime tossiche, prive di ogni garanzia e tutela», e dunque il lavoro è soprattutto culturale, perché «dobbiamo essere orgogliosi del nostro Paese, lo dobbiamo tutelare e difendere. E' una battaglia culturale e ideologica, solo con questo si vince».