Oggi | 22 luglio 2019 17:09

Lucart cresce e accelera sul riciclo: «Ora regole chiare»

Nel 2018 ha comprato tre stabilimenti cartari (ex Cel Group spagnolo) , ha avviato una nuova fabbrica in Ungheria, ha completato la nuova piattaforma logistica ad Altopascio. Ora il gruppo cartario lucchese Lucart della famiglia Pasquini, uno dei pochi che produce carta igienica, tovaglioli e fazzoletti riciclando i cartoni delle bevande, accelera sul terreno dell'economia circolare. Il 2018 si è chiuso con un fatturato di 484 milioni di euro (+12%), 1.500 dipendenti in dieci stabilimenti (in Italia, Francia, Ungheria e Spagna) e una capacità produttiva di 395mila tonnellate all'anno. Il Rapporto di sostenibilità 2018 indica in 88,4 milioni il valore aggiunto lordo creato per gli stakeholder.

L'anno scorso l'azienda ha sviluppato due progetti sperimentali per riutilizzare gli scarti (fanghi e scarti plastici) che si producono nel processo di riciclo della carta. In collaborazione col Cnr di Pisa e altri partner, ha avviato il riutilizzo dei fanghi di cartiera per realizzare substrati per tetti verdi e per la coltivazione di piante in vivaio; per gli scarti plastici è invece in corso un progetto per realizzare un impianto che ne riutilizzi le fibre.

«Ma questi progetti, fondamentali per evitare lo smaltimento in discarica degli scarti di processo, devono fare i conti con un quadro normativo italiano che non favorisce né le attività di ricerca e sperimentazione né quelle di trasformazione e lavorazione, e costituisce il vero limite all'applicazione dei principi dell'economia circolare», afferma l'azienda.

Massimo Pasquini, presidente e ceo, torna ad alzare la voce: «Duole rilevare come non siano ancora state recepite le normative europee a supporto dell'economia circolare e i cosiddetti decreti 'end of waste' indispensabili per poter progettare un futuro realmente sostenibile. Rinnoviamo al mondo politico la nostra richiesta di regole chiare, coerenti, snelle e geograficamente omogenee».