Oggi | 25 giugno 2019 19:01

Industria dei filati sull'altalena ma Prato sorride

Dopo il Pitti Uomo e il Pitti Bimbo, il cartellone estivo delle fiere di Pitti Immagine si chiude con Pitti Filati, il salone in cui 134 marchi (per il 23% esteri) presentano le nuove collezioni di filati per maglieria per l'autunno-inverno 2020-2021, da domani 26 giugno a venerdì 28. Nutrita la presenza di aziende pratesi, da sempre specializzate nei filati fantasia: alla fiera saranno in 30, con aspettative positive.

Nel primo trimestre dell'anno, infatti, la produzione di filati nel distretto tessile di Prato ha continuato a crescere segnando +3,1%, in linea con l'export che ha registrato +3,2%. I risultati appaiono migliori rispetto a quelli dell'intera industria italiana dei filati che ha avviato il 2019 in flessione (-9,5% la produzione secondo i dati resi noti da Confindustria Toscana nord, -10,3% secondo quelli di Confindustria Moda, che segnala anche -2,5% nell'export).

E pensare che il 2018 aveva riacceso le speranze dei produttori italiani, dopo anni di delusioni: il fatturato era cresciuto del 3,2% (a 2.928 milioni di euro), anche se avevano inciso i rincari delle materie prime; l'export era salito del 2,9% (a 848 milioni) grazie ai filati di lana pettinata e di lino; il saldo commerciale era sceso a - 36 milioni. Il 2018 è stato positivo anche per Prato: +4,8% la produzione di filati, +4,9% l'export diretto (al 70%) in Europa.

La parola d'ordine di questa edizione di Pitti Filati sarà "sostenibilità ambientale", visto che gran parte degli espositori presenta filati dall'anima green e eco, fatti con fibre di scarto, materie prime riciclate, riduzione di sostanze chimiche, impiego di energie rinnovabili. Obiettivo: rispondere alle esigenze del mercato - soprattutto americano e nordeuropeo - che chiede attenzione all'ambiente.