Oggi | 23 maggio 2019 17:58

Prato, nel fast fashion cinese turnover alle stelle

Nel tessile calano le aziende ma aumentano gli occupati. Nel settore abbigliamento - dominato dalle imprese cinesi - la crescita dell'occupazione sta rallentando ma non accenna a fermarsi il turnover degli addetti, che alimenta in modo singolare la macchina assunti-licenziati delineando un sistema ancora primordiale fondato sulla manodopera poco specializzata che va-viene-va come 20 anni fa.

E' quel che emerge dalla ricerca sull'andamento del mercato del lavoro nell'area pratese nel triennio 2016-2018 realizzata dal laboratorio Scienze del lavoro del Polo universitario pratese per conto del Comune di Prato e del Cogefis (formato da Confindustria, Cgil, Cisl e Uil).

La ricerca mostra un settore tessile in fermento, che negli ultimi tre anni ha visto scendere le imprese del 5,5% (a quota 2.656) ma aumentare l'occupazione del 3,5% (a 16.130 addetti). La crisi ha imposto processi di ristrutturazione aziendale: chi è sopravvissuto si sta strutturando e sta aumentando le dimensioni.

Discorso diverso per l'abbigliamento, che nel triennio passato ha visto crescere aziende e addetti (+25% arrivati a 22.700) ma non sembra ancora consolidarsi e mantiene molti fattori anomali: i lavoratori cognitivi vengono licenziati più di quelli manuali; i contratti sono perlopiù a tempo indeterminato (perché il titolare cinese fa firmare una lettera di dimissioni in bianco); le cessazioni nell'ultimo triennio sono aumentate del 38% senza
che vi sia stato un incremento degli avviamenti (12.199 nel 2018), con l'effetto di un crollo dei saldi (passati da +3.544 nel 2016 a +282 nel 2018).

«Sembra che nell'ambito delle confezioni di abbigliamento - afferma la ricerca - non vi sia una piena consapevolezza del valore aggiunto derivante dalle competenze di ordine cognitivo, in riferimento agli effetti che questo potrebbe avere sull'innovazione di prodotto e di processo».