Oggi | 16 maggio 2019 21:00

«Impianto per gli scarti industriali, o rischio blocco»

Un dialogo (quasi) tra sordi. Da una parte il presidente degli industriali di Prato, Pistoia e Lucca, riuniti in Confindustria Toscana nord, Giulio Grossi (nella foto), esasperato dai mancati passi avanti, a due anni dall'apertura del tavolo regionale sui rifiuti, sul fronte degli impianti per smaltire gli scarti di lavorazione delle industrie dell'area, tessile (50mila tonnellate), carta (120mila tonnellate) e lapideo (80mila tonnellate). Dall'altra gli assessori regionali Vincenzo Ceccarelli (Infrastrutture) e Federica Fratoni (Ambiente), a cui si è rivolto oggi, durante l'assemblea dell'associazione industriali, proprio Grossi, rieletto per un altro biennio.

«Costruiamo insieme, noi privati e voi istituzioni pubbliche, un impianto di smaltimento che serva sia per i rifiuti urbani che per quelli industriali - ha esortato Grossi - così da rassicurare i cittadini, risolvere due problemi in uno e superare tutti gli ostacoli che fino a oggi hanno impedito di fare passi avanti. Il problema è così grave e impellente da farci rischiare il fermo di molte produzioni».

Ma dalla Regione è arrivata una risposta tiepida: «Stiamo valutando il progetto di pirogassificatore presentato dall'azienda Kme che prevede il riutilizzo degli scarti delle cartiere», si è limitata a dire l'assessore Fratoni. «Sì» convinto è arrivato invece da Alfredo De Girolamo, presidente di Cispel e dunque rappresentante delle aziende pubbliche di rifiuti urbani: «Lavoriamo e pianifichiamo insieme».

Il problema che ormai opprime le aziende dell'area, insieme con la carenza di infrastrutture, non è sembrato però uscire dalla palude, nonostante la presenza del presidente degli industriali bresciani, Giuseppe Pasini, che ha ricordato il «sostegno sociale» dato dal termovalorizzatore della sua città, Brescia (che oggi pure le aziende toscane utilizzano), e quella del presidente di Ance Gabriele Buia che ha esortato a fare le infrastrutture: «Non vogliamo più vedere un Paese bloccato, un Paese che non cresce per colpa del sistema-Stato che soffoca con un peso normativo grandissimo», ha detto.

La lista delle opere incompiute è lunga: dagli assi viari di Lucca all'ampliamento dell'interporto di Prato, dal raddoppio della ferrovia Pistoia-Lucca alla nuova pista dell'aeroporto di Firenze, dall'asse di penetrazione verso il porto di Viareggio alla tangenziale di Collodi. Grossi lo ha ripetuto con passione: «Fare impresa in mezzo a una cronica e esasperante carenza di infrastrutture è sempre più difficile».