Oggi | 15 aprile 2019 16:04

«Non è restauro». La Cassazione apre nuovo fronte

La Corte di Cassazione apre un nuovo fronte nella complessa vicenda degli interventi edilizi ammissibili nel centro storico di Firenze, già oggetto di un'altra sentenza (su Palazzo Tornabuoni) che due anni fa aveva creato caos e blocco dei cantieri . Ora gli occhi sono puntati sugli interventi realizzati tra il 2009 e il 2016 dalla maison Salvatore Ferragamo a Palazzo Spini Feroni, Palazzo Salutati e in altri tre edifici vicini per renderli comunicanti e più funzionali ai bisogni dell'azienda (ad esempio con la realizzazione di 20 nuovi uffici).

Con la sentenza 14735 della terza sezione penale, depositata il 4 aprile scorso, la Cassazione ribadisce il ruolo strategico del giudice penale nel decidere quale sia il titolo abilitativo necessario per l'esecuzione delle opere, senza che né il Comune né i privati possano condizionare la valutazione.

Nel caso degli interventi sui palazzi Ferragamo, secondo la Cassazione, non si è trattato di un "semplice" restauro e risanamento conservativo - come risulta dalle 14 Dia e Scia presentate dall'azienda al Comune - ma di un intervento complesso che ha comportato il cambio di destinazione d'uso (da residenziale a direzionale) trasformando l'organismo edilizio preesistente e configurando una ristrutturazione edilizia "pesante", che avrebbe richiesto il rilascio del permesso di costruire: un permesso mai richiesto e comunque non consentito dallo strumento urbanistico del Comune di Firenze, che in quell'area del centro storico ammette esclusivamente opere di restauro o risanamento conservativo. Un vicolo cieco, insomma, che secondo i giudici è stato aggirato qualificando in modo diverso - e più "leggero" - le opere da realizzare.

In quest'ottica la Cassazione ha annullato la sentenza del Tribunale di Firenze (impugnata dalla Procura) che aveva assolto dal reato di abuso edilizio un manager della Ferragamo - il ragionier Giuseppe Anichini, amministratore della maison delegato al patrimonio immobiliare - e ha rinviato gli atti alla Corte d'appello di Firenze per un nuovo giudizio.

"Erroneamente il Tribunale ha classificato gli interventi nella categoria del restauro, ritenendo legittimo il ricorso alla Dia e alla Scia - afferma la Corte - e trascurando gli elementi che impedivano tale qualificazione": l'apertura di passaggi tra tutti gli immobili per collegarli tra loro, il cambio di destinazione d'uso da residenziale a direzionale con realizzazione di 20 nuovi uffici; l'apertura di sei abbaini in Palazzo Spini Feroni; l'aumento di superificie utile lorda e di volumetrie in Palazzo Salutati; l'alterazione dell'aspetto delle corti interne di Palazzo Salutati e della Casa delle Monache.

La Cassazione ribadisce che in tema di reati edilizi - per valutare il regime abilitativo da applicare - occorre guardare all'attività edificatoria nella sua unitarietà, e non ai aingoli interventi: la stessa posizione affermata nella sentenza su Palazzo Tornabuoni («una vicenda che presenta profili di affinità con quella qui sub iudice»), oggetto di 17 Dia per lavori di restauro e risanamento conservativo.

Quella sentenza su Palazzo Tornabuoni aveva vietato i cambi di destinazione d'uso realizzati con Scia nel centro storico di Firenze - imponendo sempre la ristrutturazione edilizia pesante, soggetta a permesso di costruire ma non ammessa dal regolamento urbanistico - provocando il caos edilizio. Il Comune ha cercato di far fronte al blocco dei cantieri approvando nell'ottobre scorso una variante al regolamento urbanistico che introduce nel centro storico la ristrutturazione edilizia "con limitazioni" , intese come quelle necessarie a salvaguardare i caratteri propri dell'edificato. Una previsione che probabilmente sarebbe stata utile nel 2009, quando Ferragamo presentò la prima Dia.