Oggi | 11 aprile 2019 17:26

Mps in cerca di fusione (e di una mano dalla Ue)

La frenata dell'economia italiana complica il piano di salvataggio di Banca Mps, che dovrà valutare opzioni strategiche alternative sul fronte delle fusioni, e in un quadro di riferimento mutato deve sperare in una revisione degli impegni contenuti nel piano di ristrutturazione sottoscritto con la Ue. Questo l'orizzonte tracciato dall'amministratore delegato dell'istituto senese, Marco Morelli, all'assemblea degli azionisti che ha approvato il positivo bilancio 2018 con il 99,97% del capitale.

La banca, ha spiegato Morelli, ha iniziato già a settembre le riflessioni strategiche che includono anche possibili aggregazioni, perché i vincoli del piano di ristrutturazione costringono a fare «una riflessione ovvia sulla tenuta nel lungo termine del modello di business di una banca come il Monte»: oggi Rocca Salimbeni ha «dimensioni totalmente diverse» rispetto agli anni in cui era la terza banca italiana, e «la capacità di reddito di una banca con questi livelli di impieghi e raccolta è radicalmente diversa» da allora.

Il contesto macroeconomico non aiuta: se già ieri, alla presentazione della Dichiarazione non finanziaria, l'amministratore delegato aveva espresso preoccupazione per la frenata del Pil, oggi si è spinto a dire che «l'ingresso nel 2019 è molto peggiore dell'entrata nel 2018, mi sembra che ormai si atterri a un consenso generalizzato sul fatto che la crescita del Pil del nostro Paese sarà vicino allo zero». Sui tassi «tutti sono in grado di farsi un'idea», ha aggiunto Morelli, evidenziando come ci si trovi in presenza di «un contesto di mercato di funding istituzionale che è molto più complicato e che porta un costo molto più elevato rispetto ai primi mesi dello scorso anno», senza considerare che nel 2019 entrerà in vigore il calendar provisioning sugli accantonamenti dei crediti deteriorati, «che avrà effetti» in futuro.

Anche per questo, di fronte a un socio che sottolineava la necessità di rinegoziare con Bruxelles gli impegni del piano di ristrutturazione, l'ad ha ammesso che «ci sono una serie di cose che devono essere riviste». Il nome e il marchio, ha osservato Morelli, sono ancora un asset per la banca, ma la buona reputazione va in parte recuperata: «La maniera per cercare nel tempo di superare il tema reputazionale - ha detto - è far vedere che il Monte è tornato a fare le cose in un certo modo, a raggiungere gli obiettivi non solo di utili ma obiettivi più complessivi».

L'assemblea, con il voto decisivo del Tesoro, ha inoltre bocciato sia l'azione di responsabilità proposta contro gli ex vertici di Banca Mps, Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, sia quella proposta nei confronti di Morelli, della presidente Stefania Bariatti e di altri tre consiglieri in carica. Entrambe le azioni erano state proposte dall'azionista Bluebell.