Oggi | 15 marzo 2019 10:38

Menarini, 2018 a 3,66 miliardi di euro (+1,6%)

Menarini dribbla l'impatto negativo dei tassi di cambio (che hanno pesato 120 milioni di euro) e le scadenze di brevetti strategici (quasi 60 milioni di ricavi in meno), e chiude il 2018 con una crescita di fatturato dell'1,6% a 3.660 milioni di euro. L'impatto sulla redditività si fa sentire, col margine operativo lordo (ebitda) che scende da 530 a 400 milioni di euro. Continuano a crescere invece le assunzioni, salite l'anno scorso di 600 unità nel mondo (superando i 17.600 dipendenti).

Quest'anno la multinazionale fiorentina controllato dalla famiglia Aleotti - la più grande azienda farmaceutica a capitale italiano, con 16 stabilimenti produttivi nel mondo e sette centri di ricerca - ha davanti altre scadenze brevettuali importanti: «Ma confidiamo di riuscire ad annullare anche questi effetti insieme con i rischi di cambio - ha spiegato Lucia Aleotti, amministratore e azionista di riferimento col fratello Giovanni Alberto, nel corso di una cena-incontro per presentare i risultati di bilancio - e di continuare a crescere con l'obiettivo confermato di raggiungere i 4 miliardi di ricavi entro il 2020. A livello di mercati puntiamo in particolare sull'Asia, Cina in testa, e sul Centro America, mentre per quanto riguarda le aree di sviluppo il focus è sull'oncologia che vuol dire sia farmaci per tumori che diagnostica personalizzata».

L'area oncologica è considerato il business del futuro: «Entro il 2022-inizio 2023 avremo il primo farmaco antitumorale, frutto di un accordo con un gruppo svizzero - ha aggiunto il presidente di Menarini, Eric Cornut, alla sua prima uscita pubblica - la sfida sarà far coesistere il nostro modello tradizionale con prodotti mirati, e dunque con un mercato che sta cambiando. La sfida cinese è fondamentale - ha poi aggiunto Cornut - ma lo è anche guardare verso gli Stati Uniti che restano un mercato strategico».

Menarini - come ha spiegato Aleotti - sta sperimentando (in fase clinica 1) anche tre farmaci per la leucemia mieloide acuta e uno per i tumori solidi, che avranno tempi più lunghi. Inoltre sta investendo sulle tecnologie innovative per produrre vaccini a Rapolano Terme (Siena), dove tra pochi mesi inaugurerà una fabbrica-centro di sviluppo: se la tecnologia scelta, frutto della joint venture Vaxynethic, funzionerà, il gruppo ha intenzione di cominciare a produrre vaccini per meningococco e pneumococco.