Oggi | 4 marzo 2019 19:02

La concia investe 80 milioni nell'economia circolare

C'è chi parla di economia circolare, e chi la mette in pratica. In prima fila sono già pronti gli industriali conciari di Santa Croce sull'Arno (Pisa), leader europei nella lavorazione delle pelli per borse e del cuoio da suola (2,4 miliardi di fatturato per il 70% all'export, 6mila addetti), che danno il via a un'operazione definita "rivoluzionaria" dal presidente della Regione Toscana, Enrico Rossi, che oggi, 4 marzo, ha stretto con loro un accordo strategico.

Attraverso l'Associazione Conciatori di Santa Croce, le 150 aziende del distretto investiranno 80 milioni di euro nei prossimi tre anni (entro il 2022) per spingere sul riutilizzo degli scarti di lavorazione e mettersi al riparo da interpretazioni normative e metodi di analisi sulla presenza di inquinanti che in passato hanno prodotto incomprensioni, denunce e sanzioni delle autorità di controllo.

«Un distretto così importante non può avere sulla testa una spada di Damocle – spiega il presidente dell'Associazione conciatori, Alessandro Francioni - oggi ci sono nuove tecnologie che eliminano i rischi di interpretazioni distorte e noi vogliamo usarle per continuare a essere leader nella produzione e nel rispetto dell'ambiente».

Gli 80 milioni serviranno per due interventi. Il primo è il raddoppio della capacità dell'impianto di trattamento dei fanghi dei depuratori (da 70mila a 140mila tonnellate all'anno), che oggi produce inerti per sottofondi stradali e che in futuro, grazie all'installazione di un ulteriore processo di trattamento, "sfornerà" un prodotto utilizzabile per conglomerati bituminosi e cementizi (asfalti e jersey).

Il secondo intervento consiste nel potenziare e modernizzare l'impianto di trattamento degli scarti di lavorazione conciaria (carniccio e rasature), così da recuperare non solo la frazione organica per fare fertilizzante di qualità (come avviene oggi) ma anche il cromo presente nella rasatura e – novità assoluta – così da trattare i ritagli di pelle finita.

In pratica i conciatori proporranno ai loro clienti – tutti i grandi marchi della pelletteria o i terzisti che lavorano per i brand – di ritirare gli scarti delle lavorazioni di borse e portafogli e di occuparsi dello smaltimento e del recupero nei propri impianti. Una rivoluzione per il settore della pelle, alle prese con problemi di smaltimento per la carenza di inceneritori e discariche e costretto a rivolgersi fuori regione con costi crescenti.

«In questo modo, grazie alle nuove tecnologie che installeremo, chiudiamo il cerchio dell'economia circolare e certifichiamo l'intero processo», spiega Francioni che punta a recuperare 50mila tonnellate di ritagli di pelle, tra conciata e finita. «E la Toscana mette le basi per attrarre ulteriori investimenti nel settore conciario e della moda», aggiunge il presidente Rossi sottolineando che, grazie a questa operazione, almeno 70mila tonnellate di materiali che finora finiscono in discarica saranno reimmessi nel ciclo produttivo.

Nella fase intermedia - i tre anni della transizione verso il nuovo sistema - gli scarti di lavorazione saranno smaltiti nella discarica di Rosignano Marittimo (Livorno), grazie a un accordo con la società pubblica Rea Impianti che la gestisce.