Oggi | 28 febbraio 2019 19:55

Ultimatum di Rossi al distretto del marmo

Le critiche all'indirizzo della Regione non le sopporta più; e così oggi, 28 febbraio, quando il presidente Enrico Rossi si è trovato davanti una decina di imprenditori del marmo della provincia di Massa Carrara - venuti a Firenze per firmare i protocolli di insediamento con cui riceveranno contributi regionali per fare investimenti - è partito all'attacco: «Se continuate così - il senso delle sue parole - andrà a finire che le vostre cave chiuderanno. Invece di protestare per la modifica alla legge regionale sulle cave che evita la decadenza delle concessioni , e presentare 15 ricorsi al Tar, avreste fatto meglio a chiedere un incontro con me. Se volete discutere, io sono qui e vi do la massima disponibilità, altrimenti ci vedremo in tribunale».

L'ira di Rossi nei confronti del distretto più litigioso della Toscana («abbiamo trovato un equilibrio col distretto della carta, con quello del tessile, e con quello del cuoio, perchè non è possibile col marmo?») è legata anche alle proteste mosse dagli imprenditori contro la proposta di legge al Parlamento approvata dal Consiglio regionale toscano, che ripropone l'"esproprio" dei beni estimati, cioè delle cave oggi di proprietà privata, già tentato dalla Regione Toscana con una propria legge poi annullata dalla Corte Costituzionale: «Sui beni estimati per noi la partita è chiusa - ha sottolineato Rossi agli imprenditori - e sinceramente mi sembra che anche il Parlamento abbia altro a cui pensare. Voi accumulate fantasmi».

Fantasmi che, secondo Rossi, hanno fatto perdere di vista la realtà: «La modifica alla legge regionale sulle cave (approvata all'unanimità nel settembre 2018 dal Consiglio regionale, ndr) è stata fatta per evitare la decadenza delle concessioni quando si rilevano difformità nell'escavazione e per riattivare le cave in tempi brevi, ed è stata approvata dopo aver fatto almeno dieci incontri con gli imprenditori. Che poi, subito dopo, hanno presentato 15 ricorsi al Tar. Mettiamoci d'accordo: se volete andare in tribunale - ha detto rivolto alle imprese - diventa difficile riavviare un dialogo. Tra l'altro quella norma era transitoria e scadrà nel giugno prossimo: cosa andate a fare in Tribunale?».

In questo clima, secondo Rossi, non si può pensare di sviluppare il distretto lapideo. «Il tempo in cui in cava si faceva quel che si voleva è finito - ha concluso il presidente - anche se tra un anno io finirò il mandato le cose con cambieranno, perchè il problema di regolare l'escavazione resta. Per me sarebbe una soddisfazione concludere la legislatura ritrovando un equilibrio col distretto del marmo».