Oggi | 11 febbraio 2019 18:00

«Il 2019? Siamo preoccupati per la manifattura»

«Se in un territorio ad alta vocazione manifatturiera come il nostro la produzione cresce ma il valore aggiunto ristagna, e ristagna per l'aumento di costi come l'energia, occorre che chi di dovere si ponga delle domande».

Giulio Grossi, presidente degli industriali di Prato, Pistoia e Lucca riuniti in Confindustria Toscana nord (Ctn), la domanda se l'è posta dopo aver visto i risultati dell'analisi sui bilanci delle società di capitali (dunque le aziende più strutturate) di natura manifatturiera dell'area, analisi che l'associazione effettua ormai tradizionalmente per capire cosa ha o non ha funzionato nell'anno alle spalle (in questo caso il 2017, ultimo in cui sono disponibili i rendiconti).

L'analisi dei bilanci - quelli di 2.545 aziende che l'hanno depositato con regolarità negli ultimi cinque anni - mostra un aumento del fatturato 2017 del 2,6%, un tasso doppio rispetto al 2016 (+1,3%), ma un valore aggiunto che segna il passo (+0,8%). Nell'anno che avrebbe dovuto segnare la ripresa dell'economia, dunque, le industrie di Prato, Pistoia e Lucca non hanno migliorato le performance reddituali (il margine operativo lordo ha segnato addirittura -3,9%).

La crescita limitata del valore aggiunto - spiega il centro studi di Confindustria Toscana nord - è stata la conseguenza di un aumento dei prezzi e dei costi, soprattutto esterni, che ha interessato tutti i settori: sono cresciuti innanzitutto l'energia elettrica e il gas metano, oltre che i prezzi di materie prime come la cellulosa, strategica per il cartario di Lucca, o le fibre tessili e i prodotti chimici, essenziali per il tessile di Prato

«Su alcuni di questi fattori le aziende possono intervenire poco o niente - afferma Grossi - perché si tratta di dinamiche dei mercati internazionali ben poco controllabili. Ma quando vediamo che in Italia i costi energetici sono da anni e anni il 30% più alti rispetto ai nostri concorrenti europei viene da porsi delle domande sulle politiche industriali di questo Paese, o meglio sulla loro assenza».

Da qui la preoccupazione: «Affrontiamo con apprensione questo 2019 che Confindustria ha ragione a ritenere difficile: proprio perché esistono fattori incontrollabili che possono danneggiare il manifatturiero di questo Paese, vale a dire il settore che tiene in piedi l'Italia, bisognerebbe fare tutto quanto possibile per ottimizzare almeno quanto dipende dalle politiche nazionali. Non è così, e lo diciamo con grande rammarico da imprenditori e da italiani che amano la loro nazione».