Oggi | 5 febbraio 2019 12:56

Comuni toscani in allarme per "quota 100"

A lanciare l'allarme è Anci Toscana, l'Associazione regionale dei Comuni. «Gli effetti di "quota 100" negli enti locali rischiano di mettere in seria difficoltà anche i Comuni toscani», dice in un comunicato. Da una prima stima di AnciToscana, ci sarà infatti un'ulteriore riduzione del personale che potrebbe coinvolgere circa 1.200 unità; in media una diminuzione aggiuntiva, rispetto a pensionamenti 'ordinari', pari al 5,4% degli attuali dipendenti in servizio. L'effetto stimato di quest'emorragia per alcuni capoluoghi avrebbe numeri importanti: -200 dipendenti a Firenze, -40 a Lucca, -14 a Grosseto, -48 a Pistoia. «E per i Comuni più piccoli, anche trovarsi con poche unità in meno avrebbe conseguenze nefaste per l'organizzazione del lavoro», commenta Anci Toscana.

Alla diminuzione del personale, sempre per l'Associazione dei Comuni, corrisponde anche l'aumento dei compiti per la gestione delle pratiche relative al reddito di cittadinanza. Secondo i calcoli di Anci, a livello nazionale quota 100 potrebbe portare in anticipo all'uscita dall'ufficio fino a 50mila persone in 12-18 mesi, cioè più del 10% del personale oggi in forza ai Comuni. «E' necessaria una norma transitoria per sopperire all'esodo», dice Filippo Nogarin, sindaco di Livorno e vicepresidente di AnciToscana e di Anci nazionale; una richiesta avanzata anche ieri nell'audizione di Anci al Senato, dove è stato auspicata una maggiore flessibilità nel turn-over e «più spazio per la spesa del personale e per rendere meno rigidi i vincoli temporali legati alle regole pensionistiche, consentendo la facoltà di utilizzo tempestivo della capacità assunzionali dovute alle cessazioni programmate».

Rispetto al ruolo dei Comuni sul reddito di cittadinanza, è stato il presidente nazionale di Anci, Antonio Decaro, a chiarire la posizione di Anci: «I sindaci, che ben conoscono le situazioni di disagio sociale, sono a favore del reddito di cittadinanza, come di ogni strumento in grado di portare sostegno alle famiglie in difficoltà - spiega -. Siamo contenti di essere coinvolti in questa misura, ma la sua attivazione richiede risorse umane ed economiche importanti. Per questo abbiamo chiesto un incontro al ministro Di Maio per capire le possibili soluzioni ai problemi operativi che riteniamo si possano presentare».