Oggi | 14 dicembre 2018 18:57

Lucca, Pistoia, Prato: più produzione industriale e export

L'area di Lucca, Pistoia e Prato, presidiata da Confindustria Toscana nord, si prepara a chiudere un anno con «buoni risultati» di congiuntura economica, come li definisce il presidente degli industriali Giulio Grossi, anche se «con la preoccupazione per le penalizzazioni fiscali e l'andamento economico generale». Nel complesso nelle tre province la produzione industriale nei primi nove mesi del 2018 ha segnato +3,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente (+3,9% nel terzo trimestre, contro il -0,4% dell'Italia), mentre l'export è cresciuto in valore del +4% (+7,5% nel terzo trimestre).

A Lucca regge la produzione industriale (+2,1% tendenziale nel terzo trimestre 2018, in linea con i primi nove mesi) e s'impenna l'export manifatturiero (+13,9% nel terzo trimestre grazie alle macchine per la carta e agli yacht, +7,6% nei primi nove mesi).

A Pistoia si rafforza la produzione industriale (+5,5% nel terzo trimestre, +4,2% nei primi nove mesi) e comincia la risalita l'export della manifattura (+0,1% nel terzo trimestre, -1,1% nei primi nove mesi).

Anche a Prato si rafforza la produzione industriale (+5% nel terzo trimestre, +3,1% nei primi nove mesi) ma resta debole l'export manifatturiero (+0,9% nel terzo trimestre, in linea con i primi nove mesi).

In tutte e tre le province non mostra segnali di ripartenza l'edilizia: nel 2018 è proseguito il calo di imprese e di manodopera.

Il punto sull'andamento economico, e sugli ostacoli allo sviluppo a partire dalla mancanza di infrastrutture e di impianti per i rifiuti findustriali, è stato fatto oggi nelle conferenze stampa che i vertici di Confindustria Toscana nord hanno tenuto nelle tre città. A preoccupare gli industriali è la manovra di bilancio messa a punto dal Governo, e attualmente in via di modifica: un'indagine a campione sugli interventi contenuti nella manovra 2019 (superammortamento, iperammortamento, ricerca, apporto di capitale proprio, così come modulati nelle settimane scorse) ha rivelato che il 57% delle imprese teme una penalizzazione. Le stesse imprese - afferma Confindustria Toscana nord - hanno dichiarato di aver utilizzato «in misura significativa» le agevolazioni previste nel 2017 e nel 2018 (più di metà del campione nel caso del superammortamento in aziende con oltre i 50 dipendenti).

«Questa indagine ha dato una risposta molto chiara: pur nelle incertezze che rimangono sulla manovra, si prospettano cambiamenti sfavorevoli agli investimenti delle imprese», afferma il presidente Grossi. «Apprezziamo alcuni aspetti fiscali della manovra in via di definizione, come l'aumento della deducibilità dell'Imu sui beni strumentali - aggiunge Grossi - ma i benefici fiscali per gli investimenti in ricerca e innovazione, strategici per il futuro del nostro sistema produttivo, dovevano essere casomai rafforzati e non certo depotenziati; lo stesso vale per la patrimonializzazione aziendale».

Alle incertezze della manovra si aggiunge la difficile situazione economico-finanziaria nazionale, che «induce a temere effetti negativi di prospettiva su aspetti nodali come il credito».