Oggi | 5 dicembre 2018 12:27

Assolti i fratelli Aleotti

Lucia Aleotti e Alberto Giovanni Aleotti sono stati assolti al processo che li vedeva a giudizio a Firenze, dove erano imputati per riciclaggio, corruzione ed evasione fiscale. Gli azionisti di controllo della Menarini erano stati condannati in primo grado, ma oggi la Corte d'Appello ha riformato la sentenza del settembre 2016. La Corte ha anche disposto la restituzione agli Aleotti di tutte le somme sequestrate a fini di confisca nell'inchiesta: furono all'inizio 1,2 miliardi di euro di cui oggi, chiuse tutte le pendenze tributarie, rimanevano circa 700 milioni di euro.

Nel dettaglio, gli Aleotti sono stati assolti «per non aver commesso il fatto» rispetto all'accusa di riciclaggio delle somme di denaro provenienti da dichiarazioni fraudolente ed emissioni di fatture per operazioni inesistenti, nonché dall'aver strumentalmente costituito e patrimonializzato, a fini di riciclaggio, le fondazioni Nipote e Nipote bis; assolti «perché il fatto non sussiste» riguardo all'adesione allo scudo fiscale, per il riciclaggio, tramite le stesse fondazioni. Alberto Giovanni è stato assolto «perché il fatto non sussiste» anche rispetto all'accusa di aver concorso in reati presupposti di evasione fiscale. La Corte ha rigettato il ricorso dei pm in merito all'accusa di riciclaggio di denaro provento di truffa continuata e gli appelli delle parti civili. Confermata nelle altre parti la sentenza di primo grado, restano assolti Massimiliana Landini, madre dei due fratelli e i manager Licia Proietti e Sandro Casini.

«Sono trascorsi moltissimi anni - dichiara un portavoce della famiglia - dall'inizio di questa dolorosa vicenda, ma finalmente il giudice ha riconosciuto l'estraneità degli azionisti di Menarini dai fatti per cui erano accusati ingiustamente. Ora Lucia e Alberto Giovanni Aleotti potranno continuare a dedicarsi alla crescita del gruppo Menarini che conta più di 17.000 dipendenti e che, sebbene non sia stato coinvolto direttamente nel processo, ha subito certamente contraccolpi e gravi danni d'immagine, anche a livello internazionale, a causa di questa inchiesta».

«Abbiamo accolto con soddisfazione - afferma Carlo Colombini, consigliere d'amministrazione dell'azienda - la decisione della Corte d'Appello di Firenze che, in linea con quanto già deciso dal Tribunale di primo grado, ha riconosciuto la completa insussistenza dell'ipotesi di truffa ai danni del Servizio Sanitario Nazionale. E' stato quindi nuovamente confermato che i prezzi dei farmaci Menarini non sono mai stati "gonfiati", riconoscendo così all'azienda la totale correttezza del proprio operato».