Oggi | 3 dicembre 2018 07:10

Cave ferme, De Pasquale scrive a Di Maio e Rossi

Arriva fino a Roma la richiesta del sindaco di Carrara, Francesco De Pasquale, di istituire un fondo di solidarietà a favore dei lavoratori delle sei cave di marmo temporaneamente interdette per effetto della norma transitoria articolo 58 bis della legge regionale in materia . De Pasquale ha scritto una lettera inviata, tra gli altri, al vicepremier Luigi Di Maio, al presidente della Toscana Enrico Rossi e all'assessore toscano alle cave Vincenzo Ceccarelli.

La nuova legge regionale sulle cave prevede la revoca della concessione alle imprese che sforano il piano di coltivazione, ovvero che lavorano oltre l'area autorizzata. E per giunta, scrive De Pasquale, «non tutte le cave raggiunte dalle prescrizioni dell'articolo 58 bis hanno la capacità di garantire il salario ai dipendenti durante il periodo di fermo», per cui «i primi a pagare rischiano di essere i lavoratori. Adesso ci troviamo a fronteggiare una grave emergenza sociale che coinvolge attualmente oltre 100 cavatori», oltre che l'indotto. Non solo: per il sindaco «è altamente probabile che oltre alle sei cave interessate fino a questo momento, anche altre saranno raggiunte da questi provvedimenti con conseguenze insostenibili per un tessuto sociale già duramente provato dal punto di vista occupazionale, economico e sociale come quello di Carrara».

Il capogruppo in Regione del M5s Giacomo Giannarelli parla di «aperture dalla Giunta» sul tema, ma la prima presa di posizione di Vincenzo Ceccarelli, assessore regionale al territorio, non è una fumata bianca a favore della costituzione del fondo. «Ho chiesto, ad esempio - ha dichiarato - se questo possa essere alimentato da parte del contributo che riscuotono i Comuni e con un piccolo incremento da parte delle aziende. Ma anche la gestione appare comunque difficile, perché il fondo non può essere sostitutivo degli ammortizzatori sociali previsti dalla legge e non deve essere un alibi per incentivare atteggiamenti scorretti. Cercheremo di trovare delle risposte anche se non potranno essere immediate. Siamo aperti a tutte le proposte».

Secondo Ceccarelli, in ogni caso, «l'azienda deve continuare a pagare gli stipendi anche nei 60 giorni previsti dalla legge per presentare e farsi approvare i progetti di ripristino e far ripartire i lavori. Mi sembrerebbe un atteggiamento poco comprensibile quello di chi non avesse ancora presentato il progetto ad una settimana dalla chiusura».