Oggi | 5 novembre 2018 15:46

«La variante urbanistica di Firenze non basta»

La variante al regolamento urbanistico di Firenze che introduce nel centro storico la ristrutturazione edilizia "con limitazioni" -approvata nelle settimane scorse dal Consiglio comunale per arginare il blocco dei cantieri e i rischi di abusi edilizi scoppiati con la sentenza della Corte di Cassazione del febbraio 2017 - incontra il favore degli architetti fiorentini, ma ancora non basta perché «non risolve tutti i problemi».

In particolare - secondo la presidente dell'Ordine, Serena Biancalani - il provvedimento è «inadeguato» per gli interventi su immobili privi di particolare valore, così classificati solo perché fanno parte di un certo aggregato urbano, e per i quali dovrebbe essere lasciata la porta aperta «fino anche alla sostituzione edilizia» come antidoto al degrado.

«Serve allora che il prossimo piano operativo (ex regolamento urbanistico) - afferma Biancalani - approcci in modo diverso il patrimonio edilizio esistente, differenziando la classificazione, stringendo o allargando la tutela in relazione alle caratteristiche dei singoli edifici». Non più grandi aggregati urbani in cui è possibile solo il "restauro-risanamento conservativo" o la "ristrutturazione edilizia con limitazioni", dunque, ma una classificazione più dettagliata degli edifici per dire cosa è ammesso e cosa non lo è.

Per il resto la variante al regolamento urbanistico, secondo l'Ordine degli architetti di Firenze, permetterà di fare «gli stessi interventi che si facevano con il restauro» ma con «maggiore certezza del diritto e migliore agilità burocratica» e sarà «sufficiente per gli immobili di maggior pregio».

Prima della variante - secondo la nota degli architetti - circa il 42% del patrimonio edilizio del comune di Firenze era limitato agli interventi di restauro.