Oggi | 2 novembre 2018 11:39

Acli Toscana: «Basta veti sulle opere pubbliche»

Acli Toscana prende posizione contro i ritardi delle grandi opere che bloccano da anni lo sviluppo nella regione. Il presidente delle associazioni cattoliche dei lavoratori della Toscana, Giacomo Martelli (nella foto), è categorico: «Le ultime rilevazioni Istat ci dicono che il Paese si è fermato, abbiamo una non crescita del Pil dovuta anche al netto calo degli investimenti, soprattutto di quelli delle imprese private che hanno deciso di stare ferme in attesa di capire ciò che accadrà nei prossimi mesi - dice Martelli -. Anche la Toscana sta pagando questa incertezza e chi pensa di tenere in piedi la domanda e quindi l'occupazione basandosi solo sull'export sta prendendo in giro tutti i toscani. Va dato un segnale netto e inequivocabile da parte dell'investitore pubblico. C'è da rimettere in moto la macchina e può farlo solo lo Stato togliendo veti alle opere pubbliche».

Martelli spiega la preoccupazione sul futuro prossimo dell'economia regionale: «Tutte le analisi ci dicono che dopo la grave crisi del 2007-08 la Toscana ha, faticosamente, rialzato la testa - sottolinea - ma che la distanza con i ritmi di sviluppo e di reddito di dieci anni fa è ancora molto elevata e che soprattutto s'è allargata la forbice fra chi ha tanto e chi ha poco sia a livello di popolazione, perché sono aumentate la famiglie povere e vicine alla povertà, che geografica fra l'area centrale della Regione in crescita e la costa in grave crisi. Quindi servono certamente risposte immediate contro il disagio economico e sociale, ma nella consapevolezza che si tratta di misure tampone necessarie, urgenti ma non sufficienti. Per dare risposte strutturali servono investimenti e visto che quelli privati ora sono fermi, serve che quelli pubblici non rimangano chiusi in qualche cassetto».

Sulle urgenze, Martelli non ha dubbi: «Sono anni che discutiamo di Tirrenica, di stazione Foster per i Tav, di raddoppio della Autostrada Firenze Mare, di superamento del binario unico fra Firenze e Lucca e fra Firenze e Siena - spiega - . Oggi che le decisioni sono state prese, che i progetti sono stati elaborati, che le intese fra Governo centrale e istituzioni locali sono state firmate e ratificate, non possiamo permetterci di rimettere tutto in discussione: soprattutto le istituzioni pubbliche non possono permettersi di bloccare miliardi di investimenti che hanno il doppio valore da una parte di creare direttamente e immediatamente occupazione e dall'altra di rendere più funzionale e quindi attraente per nuovi investitori la nostra regione e così aiutare indirettamente la nascita di nuovi posti di lavoro».