Oggi | 26 ottobre 2018 19:51

Il distretto tessile di Prato 'recluta' giovani

I luoghi comuni sono duri a morire e quello che, per lunghi anni, ha dipinto il distretto tessile di Prato come un distretto decotto, moribondo, in crisi, non più capace di creare ricchezza e occupazione è ancora lì che incombe sui giovani. Ma il muro di diffidenza si sta sgretolando, se è vero che gli iscritti alla sezione tessile dell'Istituto tecnico Buzzi - gloriosa scuola che forma i tecnici tessili che si era ridotta a diplomarne 10 nell'anno scolastico 2010-2011 - oggi sono risaliti a quota 66.

L'unica possibilità oggi che il distretto ha ripreso la marcia e ha bisogno di nuove figure professionali è lavorare sull'immagine e sulla conoscenza. Per questo Confindustria Toscana Nord (Prato, Pistoia, Lucca) ripropone per il secondo anno il progetto "E' di moda il mio futuro" che punta ad avvicinare gli studenti delle scuole medie e superiori ai mestieri della moda attraverso incontri, concorsi, visite in azienda, laboratori e simulazioni di colloqui di lavoro.

Al progetto, che l'anno scorso ha coinvolto 500 giovani, hanno aderito scuole superiori del territorio (l'istituto tecnico industriale Buzzi, l'istituto professionale Marconi) e tante aziende che apriranno le porte ai ragazzi. Del resto a Prato l'industria si identifica ancora fortemente col tessile-abbigliamento, al punto che l'83% degli addetti del manifatturiero è impiegata nel settore moda.

«Questa iniziativa è fondamentale per migliorare l'immagine del distretto e per far capire che le aziende non sono più quelle di una volta», ha spiegato Giulio Grossi, presidente di Confindustria Toscana Nord (Prato, Pistoia e Lucca), affiancato da Andrea Cavicchi, responsabile della sezione Sistema Moda dell'associazione industriali, che ha lanciato l'allarme sulle nuove regole pensionistiche che prevedono 'Quota 100' e che nel distretto pratese, secondo i calcoli d3egli industriali, porteranno alla pensione 1.100 figure specializzate nei prossimi due-tre anni.

«Quota 100 apre un'emergenza – ha sottolineato Cavicchi – Per il sistema manifatturiero un approccio così repentino è un grave danno perché il know how è concentrato in figure apicali di età avanzata e oggi, con un colpo di spugna, si tolgono di mezzo competenze professionali. La politica deve capire che rischiamo grosso".