Oggi | 10 ottobre 2018 11:34

«Il charter nautico abbandona la Toscana»

Le imbarcazioni a vela che alimentano il settore del charter nautico stanno abbandonando la Toscana. Non è la domanda che manca (anzi, le nostre coste sono particolarmente richieste), ma i posti barca dedicati e, di conseguenza, tutte le principali società di charter (in Toscana sono una ventina e danno lavoro a oltre 300 persone) si riposizionano in aree più "accoglienti", Sardegna e Sud Italia in testa.

«Appena quattro anni fa la Toscana ospitava fino a 500 imbarcazioni per il charter: oggi non sono più di 150», dice Luciano Rigli, amministratore della Kiriacoulis Italia, primo operatore nel Mediterraneo e terzo a livello mondiale con 400 barche, di cui 40 nel nostro Paese e, ormai, solo cinque in Toscana (un tempo erano 30). «Un intero comparto, con tutte le sue ricadute sull'economia della costa, rischia di scomparire in ambito regionale», aggiunge.

Il Piano d'indirizzo territoriale (Pit) della Toscana, in realtà, prevede che le Amministrazioni comunali in sintonia con i concessionari dei porti turistici creino un'offerta separata per l'attività di charter, ma questo nella pratica non accade. «A parte il porto di Punta Ala, che nel progetto di ampliamento ha previsto un'area riservata al transito dei charter, per il resto il nostro settore è totalmente ignorato e le indicazioni del Pit sono disattese», dice ancora Rigli. «Purtroppo la fuga degli operatori e il conseguente crollo del traffico penalizzano un settore che rappresenta una risorsa importante, in grado di dare un contributo al rilancio dell'economia costiera toscana, se messo in condizioni di lavorare», conclude l'amministratore della Kiriacoulis Italia.