Oggi | 14 settembre 2018 09:52

Pochi margini per cambiare la riforma delle Bcc

Oltre 700 rappresentanti del mondo del credito cooperativo italiano si sono ritrovati a Firenze, ma le possibilità di fermare o cambiare la riforma delle Bcc avviata dal Governo Renzi sono apparse limitate. Alla convention promossa ieri sera dall'associazione Articolo 2, che raccoglie contrari e scettici, assenti gli esponenti del Movimento 5 Stelle annunciati in precedenza (il ministro per i Rapporti col Parlamento Riccardo Fraccaro e il viceministro dell'Economia Laura Castelli: ma alla Camera si votava il Milleproroghe), è stato il leghista Alberto Bagnai (nella foto), presidente della commissione Finanze del Senato, a spiegare la situazione.

«Di una riforma c'era bisogno» anche perché «alcune Bcc necessitavano di un intervento» per rafforzare il proprio capitale», ha affermato, sottolineando che «la moratoria era possibile prima che le Bcc presentassero le richieste di adesione ai gruppi: a gruppi costituiti è partito un meccanismo interrompere il quale sarebbe estremamente complesso, e che presenta delle criticità».

Bagnai, rivolgendosi alla platea, ha rivendicato la bontà del lavoro del governo sulle modifiche alla riforma introdotte nel Milleproroghe, escludendo che siano possibili, «perché è tecnicamente impossibile, miracoli nell'immediato, perché sarebbero destabilizzanti e vi metterebbero molto più a rischio di quanto non vi aiuterebbero». In ogni caso, per l'economista leghista «se ci sono le basi per un progetto alternativo, si palesino», perché «se esiste la volontà di cambiare le cose, suppongo che il governo del cambiamento possa prenderla in considerazione».

Il costituzionalista Valerio Onida, presidente emerito della Corte costituzionale, ha a sua volta espresso «forti dubbi di costituzionalità» sull'esclusione del diritto di recesso per i soci delle Bcc, nel momento del passaggio al gruppo cooperativo, e ravvisa una possibile violazione dell'articolo 45 della Costituzione su cooperazione e mutualità per il passaggio alla forma della Società per azioni. Tuttavia, ha osservato, c'è differenza fra diritto di recesso e diritto di riavere indietro la quota versata: «Una sentenza della Consulta appena uscita ha ammesso la possibilità che il legislatore dica, per ragioni di stabilità finanziaria della banca, che si può rinviare nel tempo o limitare il rimborso», ha ammesso Onida, secondo cui «si deve prendere atto che anche in presenza di recesso il recupero della quota non è garantito».

Mercoledì era stato reso noto il parere della Banca centrale europea sulle modifiche introdotte dal Milleproroghe, nel quale si osserva come le modifiche introdotte «nel complesso dovrebbero essere coerenti con gli obiettivi della riforma del settore bancario cooperativo introdotta dalla legge del 2016», e si deduce che in merito all'aumento del 60% della partecipazione minima delle banche cooperative nelle società capogruppo, «il potere conferito al Presidente del consiglio italiano di stabilire una soglia inferiore per esigenze di stabilità finanziaria sarà efficacemente esercitato in caso di necessità».