Oggi | 2 agosto 2018 14:28

«Il decreto dignità è un passo indietro per il lavoro»

«Il decreto dignità non è un passo avanti per il mondo del lavoro italiano: è un passo indietro, perché introduce irrigidimenti che ostacolano le dinamiche delle relazioni industriali e favoriscono la precarizzazione». Lo afferma Francesco Marini, coordinatore del Gruppo produttori di tessuti della sezione Sistema moda di Confindustria Toscana Nord, secondo cui si tratta di «una strada sbagliata, destinata a interferire negativamente su una ripresa dell'economia nazionale che è apprezzabile ma insufficiente».

Secondo Marini hanno fatto bene i parlamentari pratesi Giorgio Silli (Lega) ed Erica Mazzetti (Forza Italia) e proporre emendamenti, però comunque non è corretto limitare gli interventi correttivi alle sole imprese terziste, perché «la filiera pratese è un'unica catena produttiva in cui tutti risentono di tutto ciò che colpisce anche una sola fase. Una catena in cui, peraltro, non sempre è facile distinguere in maniera netta il lavoro in proprio e conto terzi».

I problemi posti dal decreto dignità, per il rappresentante di Confindustria Toscana Nord, sono notevoli: «L'obbligo di indicare le causali nei contratti fino a 24 mesi - spiega - genererà conflittualità e contenziosi; la limitazione dei contratti senza causali a 12 mesi rischia di favorire il turn over dei lavoratori; l'aumento dei costi dei licenziamenti scoraggia le assunzioni a tempo indeterminato. Il risultato per le imprese e per i lavoratori è maggiore incertezza e minori possibilità di creare e mantenere posti di lavoro stabili e qualitativamente soddisfacenti. E questo sebbene il manifatturiero, che a Prato ha una delle sue roccaforti, sia il macrosettore che garantisce maggiore stabilità».