Oggi | 11 luglio 2018 17:02

«La task force della Regione nel marmo non basta»

L'incidente mortale avvenuto oggi, 11 luglio, a Marina di Carrara, che ha coinvolto un operaio 37enne rimasto schiacciato da un blocco di marmo in un deposito vicino al porto, riaccende le polemiche sulla sicurezza sul lavoro e sugli interventi necessari per migliorarla.

Ad andare all'attacco è la Cgil che chiama in causa le istituzioni, le imprese e la normativa nazionale. «Nonostante la task-force messa in campo dalla Regione Toscana, continua la strage di lavoratori», afferma la segreteria Cgil di Massa Carrara riferendosi al piano straordinario di controlli nel settore marmo avviato dalla Regione all'inizio del 2016 (e prorogato al maggio 2020 ) e alla campagna di comunicazione per la sicurezza nelle cave di marmo.

A quegli interventi ha fatto riferimento anche l'assessore regionale alla Salute, Stefania Saccardi, esprimendo solidarietà alla famiglia del lavoratore e sottolineando come «è davvero doloroso registrare un nuovo infortunio mortale proprio in un settore in cui tanto abbiamo fatto per aumentare la sicurezza e accrescere la consapevolezza di lavoratori e datori di lavoro». Saccardi ha parlato di «interventi concreti» messi in campo ma ha ammesso che «evidentemente tutto questo non è ancora sufficiente». «Per migliorare la sicurezza nelle cave e nel settore del marmo - ha aggiunto - è necessaria una stretta collaborazione tra lavoratori e datori di lavoro, una vera alleanza tra tutte le figure dell'impresa. E i controlli devono essere assidui e costanti».

Dal 1 giugno 2016 al 31 dicembre 2017 - ricorda la Regione - sono stati fatti 1.309 controlli in 170 cave (che dunque sono state controllate più volte) e 540 controlli nei laboratori per la lavorazione del marmo dell'area apuana e versiliese. Gli infortuni mortali però continuano ad aumentare: due nel 2015, tre nel 2016, nessuno nel 2017 ma due morti nel settore marmo dall'inizio del 2018.

«Le imprese che non rispettano le leggi e le regole in materia di salute e sicurezza sul lavoro devono essere chiuse» sollecitano i sindacati puntando il dito sul contratto di pochi giorni (secondo i primi accertamenti cinque) che l'operaio aveva.

«Mentre il dibattito politico ruota intorno all'estensione dei voucher - afferma Mauro Fuso, segretario Cgil Toscana con delega alla salute e sicurezza nei luoghi di lavoro -dovremmo domandarci se questo lavoratore, con un contratto di pochi giorni, abbia ricevuto la corretta formazione sulla sicurezza nel lavoro oppure se questa formula e la conseguente precarietà non sia all'origine dell'infortunio mortale».

«Il lavoro non deve essere vissuto pericolosamente ma rispettando le norme - aggiunge Paolo Capone, leader del sindacato Ugl - serve una maggiore formazione professionale per rispettare le norme e prevenire incidenti soprattutto nei luoghi più a rischio».