Oggi | 11 luglio 2018 17:27

Parte dalla Toscana il tour dell'attrattività

La Toscana è fra le regioni più attrattive per gli investitori stranieri ma - come nelle altre regioni italiane - il decreto dignità annunciato dal Governo può essere un fattore di preoccupazione capace di scoraggiare nuovi investimenti. Questo il quadro tracciato dai protagonisti della prima tappa del Tour italiano attrazione investimenti, oggi a Firenze.

L'iniziativa è stata organizzata dalla Regione Toscana in collaborazione con il Tavolo di coordinamento Stato-Regioni per l'attrazione degli investimenti, di cui fanno parte i ministeri degli Esteri e dello Sviluppo economico, la Conferenza delle Regioni e delle Province Autonomie di Trento e Bolzano, e l'agenzia Ice. L'obiettivo è creare una catena di governance strutturata che faciliti l'ingresso di investitori e nuovi capitali in Italia e mappare le opportunità presenti nei territori. Nel corso della presentazione, sono stati illustrati l'attuale governance nazionale e gli incentivi per gli investitori stranieri, con un focus sulla Toscana che ha presentato l'attività svolta dalla struttura dedicata Invest in Tuscany.

«Ci sono 460 multinazionali in Toscana - ha ricordato Filippo Giabbani, dirigente della Regione Toscana presso il settore dell'attrazione degli investimenti - con 615 unità locali, quindi sono numeri di tutto rispetto. Gli investimenti coprono un po' tutti i settori: il settore della pelletteria e tutti quelli della moda sono sempre particolarmente caldi, però abbiamo investimenti rilevanti della meccanica avanzata e nelle scienze della vita, quindi anche in settori che non sono tipicamente associati con il made in Tuscany».

L'impatto delle prescrizioni del decreto dignità è ancora da valutare, ma le preoccupazioni dopo le prime bozze non mancano: «Se prima un investitore ci pensa due volte ora ci pensa tre volte», sostiene Fabrizio Monsani, vicepresidente di Confindustria Firenze ed egli stesso rappresentante di un multinazionale, come manager di Thales Italia. «Ritengo sia un ulteriore ostacolo - ha proseguito - quando un'azienda se ne va da un paese bisogna anche verificare il perché, capire quali sono le cause, e probabilmente correggere per il prossimo pensiero che può avere qualsiasi altra impresa. Io non credo che un'azienda, anche se se ne va dopo pochi anni e ha ricevuto incentivi, non abbia dato al territorio e al Paese un apporto superiore a quelli che sono stati gli incentivi».