Oggi | 10 luglio 2018 16:59

Prorogato al 2020 il piano regionale 'Lavoro sicuro'

La Regione Toscana ha prorogato fino al 31 dicembre 2020 il piano straordinario 'Lavoro sicuro', varato dalla Giunta nel gennaio 2014 in seguito al rogo avvenuta nell'azienda 'Teresa Moda' di Prato in cui persero la vita, il 1 dicembre 2013, sette lavoratori di origine cinese. L'investimento dal 2018 al 2020 sarà di oltre 10 milioni di euro e si spiega col quadro di criticità diffuse: il 60% delle imprese controllate ancora oggi non è in regola con i parametri di sicurezza oggetto del controllo (igiene, macchinari, impianti elettrici, dormitori, cucine).

«Abbiamo assunto operatori qualificati - spiega il governatore Enrico Rossi - fatto controlli a tappeto, e siglato un'intesa con le Prefetture di Firenze, Prato e Pistoia per il coordinamento delle attività di controllo svolte dalle Asl con quella delle forze dell'ordine e di tutti gli altri soggetti che hanno competenza in materia di controllo nei luoghi di lavoro. E' stata un'azione congiunta, una sinergia che ha dato buoni risultati, sia in termini di emersione dal sommerso e dal nero, chiusura delle attività illegali, superamento delle condizioni di pericolo e insicurezza per i lavoratori, che di sanzioni pagate e nuove entrate per lo Stato; processi che stanno avendo un importante effetto di resilienza per l'intero comparto del pronto moda e di consolidamento dell'integrazione e della convivenza della comunità cinese di Prato, della piana e della Toscana centrale».

Nella prima fase del progetto, che ha preso il via il 2 settembre 2014 e si è conclusa il 31 marzo 2017, sono stati assunti a tempo determinato 74 tecnici della prevenzione (che hanno frequentato appositi corsi di formazione) e sono state controllate 8.257 imprese a conduzione cinese (a fronte delle 7.700 programmate). Il 60% di queste non è risultato in regola, con punte del 70,7% a Prato e del 64,1% a Empoli. In particolare, sono stati scoperti 969 dormitori abusivi, 285 cucineabusive, 123 casi di bombole di gas in sovrannumero, 1.496 impianti elettrici, e sono state chiuse o sequestrate 418 imprese.

Nell'aprile 2017 è partita la fase 2: dal 1 aprile al 31 dicembre 2017 sono state ispezionate 1.765 imprese: il 60% continua a non risultare in regola, anche se nel 33% dei casi - sottolinea la Regione - si tratta di irregolarità di tipo amministrativo e dunque «emerge una significativa tendenza al miglioramento» che «è tuttavia ancora fragile, considerato che una vera responsabilizzazione degli addetti non si è ancora pienamente affermata». I controlli eseguiti finora hanno dunque mostrato la necessità di proseguire con i controlli, per consolidare i risultati raggiunti.

Proprio oggi la Guardia di Finanza ha presentato i risultati di recenti controlli in capannoni-alveari fatiscenti a Sant'Angelo a Lecore, fra i comuni fiorentini di Campi Bisenzio e Signa: i militari, insieme alla Asl e all'Ispettorato del Lavoro, hanno trovato 53 addetti non in regola su 62, di origine cinese o pachistana, "intenti a lavorare in condizioni di particolare degrado, in ambienti privi di qualsiasi requisito di sicurezza". Fra i 35 lavoratori a nero, 23 sono risultati clandestini e dunque segnalati alla procura di Firenze, così come i cinque datori di lavoro. Per 6 ditte su 7 è stata disposta la sospensione dell'attività. Le sanzioni amministrative comminate ammontano a circa 250mila euro. La Guardia di Finanza sta tuttora effettuando verifiche per ricostruire i rapporti commerciali delle ditte, terzisti nel campo dell'abbigliamento e della pelletteria, che producevano per aziende italiane.