Oggi | 23 giugno 2018 11:49

Palazzo Vecchio punta all'acqua toscana pubblica

Un grande gestore idrico regionale di proprietà dei Comuni, capace di autofinanziarsi con l'emissione di obbligazioni, e che realizzi almeno l'80% del suo fatturato verso la stazione appaltante, ossia i Comuni stessi: è questo il modello a cui punta il Comune di Firenze per il momento in cui scadranno le concessioni degli attuali gestori.

Cambierà tutto dal 2021: la combinazione fra la normativa regionale nazionale prevede che l'assemblea dell'Autorità Idrica Toscana scelga un soggetto unico per la gestione del servizio idrico al momento in cui scade la concessione a un soggetto che serva oltre il 25% della popolazione toscana, e questo è il caso di Publiacqua, la cui concessione - prima a terminare - scade proprio nel 2021. Il gestore unico gestirebbe dal 2022 l'area dell'ex Ato Toscana 3, per poi subentrare progressivamente agli altri gestori alla scadenza delle rispettive concessioni.

«Vorremmo che gli altri Comuni ci dicessero quello che pensano su questa nostra proposta, quindi stiamo iniziando a fare dei giri», spiega l'assessore al bilancio di Palazzo Vecchio, Lorenzo Perra, per cui ci sono tre possibili opzioni: o una società in house, o una mista, o un affidamento a una società privata tramite gara. E il Comune di Firenze non fa mistero di preferire la prima opzione.

Il valore complessivo della produzione 2017 degli attuali sei gestori toscani è di 789,4 milioni di euro, con un utile di esercizio di 67,6 milioni (l'8,6% del valore della produzione), e 211,3 milioni di investimenti realizzati.