PROMO PA | 31 marzo 2018 09:19

Le Province tra riforma (incompiuta) e Consulta

Il riordino delle competenze delle Province, conseguente alla Legge Delrio (L. 56/2014), procede con difficoltà su tutto il territorio nazionale, a causa di un processo di riforma del sistema delle autonomie, rimasto incompiuto dopo la bocciatura del referendum.

In Toscana, la Corte Costituzionale è recentemente intervenuta sulla legge regionale di riordino (LR.22/2015), che ha portato al trasferimento dalle Province alla Regione di gran parte delle competenze in materia di agricoltura, caccia e pesca, ambiente, difesa del suolo, formazione professionale e manutenzione della viabilità regionale. La Consulta con la sentenza 110 del 2018 ha dichiarato l'illegittimità degli artt. 10, comma 3 e 11-bis, comma 5 della L.R. 22/2015 che escludevano dal passaggio in Regione i procedimenti già in corso e il relativo contenzioso, su tutte le funzioni riaccentrate sulla Regione stessa.

Sono segnali di una situazione in evoluzione, nella quale l'ttuazione della riforma Delrio era collegata, come esplicitamente previsto nell'art.1, comma 5, ad una conclusione positiva del referendum. In questa prospettiva, poi fallita: la Regione si è configurata sempre di più non solo come ente di legislazione e programmazione, ma come soggetto che gestisce direttamente molte funzioni amministrative, che a seguito della legge Bassanini erano state allocate sui territori e che ora vanno riorganizzate; con il trasferimento alla Regione di una parte del personale ex provinciale si intravede il rischio non solo di un aumento della spesa (per l'adeguamento retributivo) ma soprattutto di disperdere un patrimonio di competenze specifiche.

Ci si riferisce in particolare a quel personale con competenze di tipo tecnico-gestionale, che incideva per circa il 25% sul totale dei dipendenti, a dimostrazionedella presenza nelle Province di profili di specializzazione tecnici rilevanti sia per le funzioni fondamentali che per quelle oggetto di riordino, come evidenziato dal rapporto sulla "Accumulazione delle competenze e delle professionalità esistenti nelle Province e nelle aree metropolitane: un patrimonio da non disperdere", realizzato da Accademia per l'Autonomia in collaborazione con Promo Pa Fondazione e con l'Università di Tor Vergata.

Infine, a disegno costituzionale invariato, considerato che le Province rimangono Enti titolari di funzioni proprie, occorrerà evitare che i nuovi ambiti territoriali omogenei, che si stanno ipotizzando a livello regionale, portino ad una moltiplicazione di livelli decisionali, che certo non aiuteranno a semplificare i rapporti con le imprese e i cittadini.

Annalisa Giachi