Oggi | 7 settembre 2016 17:00

«Il marmo fa incassare i Comuni»

«La maggior parte delle cave delle Alpi Apuane sono sottoposte alle regole della gestione del patrimonio pubblico. Tra contributi di estrazione e canoni concessori i Comuni del territorio incassano circa 30 milioni di euro (di cui 26 solo Carrara) e l'economia del marmo sostiene il 10% di tutta l'occupazione provinciale (22% nel solo Comune di Carrara)».

Replica così, Confindustria Livorno - Massa Carrara all'appello delle associazioni ambientaliste che insieme a comitati, movimenti politici e singole personalità del mondo della cultura chiedono «la nullità della pretesa di privata proprietà» sui cosiddetti "beni estimati" di Carrara. L'appello fa seguito alla scelta della Regione di 'ripubblicizzare' le cave di marmo, che fino a oggi sono state proprietà privata in base a un editto del 1751, per poi mettere a gara europea le concessioni per l'escavazione: legge regionale impugnata dal Governo nazionale.

In attesa del verdetto della Consulta, Confindustria sottolinea che «le imprese investono, mobilitano risorse, creano occupazione e tengono viva quell'identità e quel senso di comunità di polo lapideo leader a livello internazionale. L'eventuale rigetto del ricorso del Governo - spiega - non sancirebbe automaticamente che le cave delle Alpi Apuane sono tutte pubbliche; alcune, per esempio, sono legate a contratti notarili precedenti all'editto del 1751; in altre, che erano semplici superfici agricole o boschive, i relativi permessi di ricerca e le autorizzazioni sono stati rilasciati molti anni dopo il regno di Maria Teresa; altre, ancora, sono state oggetto di cessione di pieno diritto di proprietà da parte dei tribunali della Repubblica Italiana».